Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La conferenza dei rettori ha recentemente sottolineato il forte collegamento tra “rinascita delle città, sviluppo del settore culturale e attività universitarie svolte sul territorio” ed è proprio questo il punto di partenza per una riflessione sulla necessità di un rapporto di valorizzazione reciproca tra l’Università e la nostra città.
Questa necessità non è nuova ma è alla base del concetto stesso di università: l’università nasce, infatti, a partire dal Medioevo proprio nelle città e al loro servizio, con la funzione didattica di formarne la classe dirigente e professionale. Successivamente, si innesta una seconda funzione importantissima su questa prima, l’università come sede di ricerca e conoscenza scientifica ed umanistica.
Formazione e ricerca sono perciò le due anime dell’università attuale, che costituiscono un bene prezioso per la città tramite il dialogo col territorio.
Questo dialogo è reciproco e giustamente spesso si parla di sinergia. L’università costituisce un insieme di conoscenze, competenze, saperi, che possono essere utilizzati direttamente o indirettamente dal territorio; inoltre, l’università può mettere a disposizione risorse umane di primo livello – da un lato, ricercatori e docenti, dall’altro gli studenti, cioè giovani motivati in formazione – che costituiscono, insieme, una potenzialità straordinaria per lo sviluppo culturale, sociale e tecnologico-scientifico del territorio.
Al contempo, il territorio offre una serie di risorse che possono essere proficuamente utilizzate dall’università in un rapporto di valorizzazione reciproca.
In definitiva, si può affermare che uno dei patrimoni di una città e una delle maggiori fonti di ricchezza e sviluppo è proprio costituito dal fatto di avere una università.
La proposta è di valorizzarla al meglio, ponendo l’università, tramite il corpo accademico, in condizioni di rivestire un ruolo centrale nel restauro, nella conservazione e nella promozione dei beni artistici e culturali, paesaggistici e architettonici, storici e naturali.
Questa collaborazione – come scritto anche nel programma di Filippo Rossi – deve portare all’ottenimento di maggiori finanziamenti regionali, nazionali ed europei, anche grazie all’istituzione di un delegato del sindaco ai rapporti con l’università.
Ma, dal nostro punto di vista, la presenza dell’Università può influire positivamente anche sulla struttura stessa della città. Innanzitutto, Viterbo, con la sua molteplice bellezza, può e deve divenire il luogo in cui si ospitano manifestazioni legate all’università ed eventi mirati al coinvolgimento soprattutto dei ragazzi e dei giovani (studenti delle scuole primarie, secondarie, ecc.). Pensiamo, ad esempio, a esperienze fatte altrove, come Città della Scienza a Napoli, divenuta una sorta di “università dei piccoli o dei ragazzi”, dove i giovani possano, in un contesto ludico, svolgere degli esperimenti o delle attività finalizzate al recupero o la riscoperta della città attraverso la ricerca. In secondo luogo, tramite un’accorta politica di attrazione e accoglimento degli studenti fuori sede, il comune – come si legge ancora nel programma – deve impegnarsi a rafforzare la crescita dell’università anche a vantaggio della riqualificazione dell’agonizzante centro storico (questo ci appare un aspetto particolarmente cruciale e strategico).
Non va, infine, sottovalutato forse uno degli aspetti più importanti della presenza dell’università in una città. Essa costituisce un portale nella rete delle università italiane e straniere e, tramite l’università, si può dare vasta eco ad iniziative culturali del territorio nonché entrare in contatto con competenze e risorse nazionali e internazionali. Questo può e deve costituire un volano per lo sviluppo anche economico del territorio.
Augusto Gnisci (professore ordinario)
Ida Sergi (ricercatrice universitaria)
Francesca Marzo (docente universitario)
Candidati di Area Civica


