Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Partecipiamo a questa assemblea comunale del Pd di Viterbo dopo aver sempre preso parte agli incontri che sono stati convocati nei circoli e nella direzione comunale nelle scorse settimane.
In ogni passaggio ci siamo sforzati di offrire un contributo in grado di arricchire il dibattito, ma anche di correggere ciò che pensavamo fosse giusto migliorare.
In più occasioni ci siamo rivolti agli organi dirigenti del nostro partito per richiamare la necessità di scelte realmente condivise per rappresentare al meglio le idee del Pd, le proposte, soprattutto per ricostruire una sintonia con la città.
Ciò che invece è accaduto tra di noi, negli ultimi mesi e nelle ultime settimane, è che non è mai stata aperta una discussione vera né nel merito dei problemi aperti né sulla nostra esperienza di governo nel capoluogo negli ultimi cinque anni. In ogni passaggio è stata fatta prevalere la sola ragione dei numeri tra maggioranza e minoranza che ha finito per svilire la vita interna del partito fino a svuotarla.
In un momento così delicato sarebbe stato indispensabile un confronto aperto e libero su cosa e quanto è cambiato in questi cinque anni e su quale sia stato il messaggio di fondo del voto del 4 marzo.
È sotto gli occhi di tutti che il voto popolare di due mesi fa ha modificato radicalmente il panorama politico italiano facendo emergere domande nuove e urgenti da parte dei cittadini. E queste domande avranno effetti e riflessi sulle prossime elezioni amministrative come del resto già accaduto per le elezioni regionali del Molise e del Friuli Venezia Giulia.
Anche solo un’analisi superficiale del voto avrebbe consigliato di darsi due priorità per le elezioni amministrative: unire il Pd e ricostruire un’alleanza larga di centrosinistra analogamente a quanto realizzato da Zingaretti a livello regionale.
Nessuna di queste due priorità è mai stata veramente presa in considerazione dal gruppo dirigente del partito cittadino: nessun percorso condiviso all’interno del Pd e nessuna iniziativa rivolta al coinvolgimento dei partiti e dei soggetti civici che hanno partecipato con noi al risultato delle elezioni regionali.
Si è scelta un’altra strada: la strada della chiusura. La chiusura di una maggioranza interna al Pd. La chiusura di una componente del Pd. In un partito cittadino che è passato da 1600 iscritti nel 2017 a 470 nel 2018. Sono state affrontate queste settimane all’insegna della prova muscolare tra maggioranza e minoranza e, ad ogni prova muscolare, si è raccontato che si stava compiendo un percorso democratico.
Il Pd non può essere questo. Non è nato per essere questo. Perché il Pd non è proprietà di nessuno.
Per noi è troppo evidente la scelta di partecipare alle elezioni senza l’ambizione di provare a giocare per vincere, ma solo per essere presenti in consiglio comunale. E consideriamo questo non rispettoso dei nostri iscritti, dei nostri elettori e dei cittadini.
Peraltro in una situazione nella quale appare difficile che il centrodestra riuscirà a presentarsi unito al primo turno e quindi un progetto largo di centrosinistra avrebbe tutte le carte per essere competitivo fino in fondo.
Anche di fronte a questa assemblea vogliamo essere chiari: non abbiamo condiviso il percorso, non abbiamo condiviso le scelte di fondo che sono state compiute, non condividiamo la proposta che oggi viene presentata. Per queste ragioni noi non parteciperemo alla definizione e alla stesura della lista dei candidati a consigliere comunale che oggi è in discussione.
In ogni passaggio abbiamo avanzato proposte e offerto disponibilità concrete per costruire scelte condivise.
Abbiamo proposto una candidatura a sindaco, Francesco Serra, perché la ritenevamo la più forte in questa fase e per la battaglia che abbiamo di fronte.
Successivamente lo stesso Francesco Serra si è reso disponibile ad un passo indietro per sollecitare terze soluzioni che potessero riunire il Pd e rilanciare il centrosinistra. Tutto questo non ha avuto alcuna considerazione e dal gruppo dirigente è venuto solo un atteggiamento di indifferenza.
Abbiamo chiesto più volte di riflettere insieme perché vedevamo imboccare una strada sbagliata.
Non essendo stata accettata la richiesta noi, adesso, non possiamo solamente essere il riempitivo di un’operazione politica e di una lista concepita e confezionata senza alcun confronto politico perché non vogliamo essere corresponsabili di una operazione che contraddice alla radice la natura e il ruolo del Partito Democratico.
La minoranza del Pd



