Orte – Sabato 5 maggio, a partire dalle 11, sarà riaperta al pubblico l’area archeologica di Seripola, il porto romano sul Tevere di Orte in uso tra il 300 a.C. e il 1100 d.C.
Il sito era stato reso inagibile dall’alluvione del novembre 2012, che aveva sommerso completamente la zona, lasciando numerosi detriti dopo il ritiro delle acque.
I lavori di ripristino sono stati seguiti personalmente dall’assessora al Turismo, Claudia Paolessi. “Il sito di Seripola era in stato di abbandono – racconta – ed è stato necessario ricominciare praticamente da zero. Abbiamo reperito 5000 euro dal bilancio comunale semplicemente per riaprire l’area, con la rimozione dei tronchi, lo sfalcio dell’erba e le altre operazioni di pulizia generale. Ci sarebbe ancora tantissimo da fare e speriamo di poter accedere a breve a dei contributi regionali, perché quello che vediamo oggi di Seripola è solo una parte di quello che si potrebbe scoprire ricominciando gli scavi”.
Oltre all’assessora Paolessi e al sindaco Giuliani, l’evento di riapertura di Seripola vedrà la partecipazione di Margherita Eichberg, Flavia Trucco e Maria Letizia Arancio, della soprintendenza alle Belle Arti per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Interverranno anche gli archeologi Giancarlo Pastura e Stefano Del Lungo.
I visitatori potranno raggiungere l’antico porto attraverso le vie d’accesso terrestri, con il classico parcheggio per le auto nei pressi della Provinciale di Penna in Teverina, oppure risalendo il Tevere in canoa, partendo dal campo di regata recentemente aperto in via del Ponte.
“Quest’evento non sarà fine a sé stesso – assicura Paolessi -. Seripola tornerà a essere accessibile al pubblico a tempo pieno, dobbiamo solo stabilire i giorni e gli orari di apertura. Voglio ringraziare l’associazione Veramente Orte, la pro loco e la protezione civile di Orte per la loro fattiva collaborazione. Inoltre, voglio ringraziare la soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio, che ci ha concesso in convenzione la gestione dell’area”.
Alessandro Castellani
