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Riempie di botte la madre e si scaglia contro i carabinieri: “Schifosi, toglietevi dal cazzo”

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Viterbo - La procura

Viterbo – Il tribunale

Graffignano – I carabinieri la trovarono in piazza. Di notte e da sola. Quell’82enne era agitata e piangeva. “Ci chiedeva aiuto perché era stata picchiata dal figlio”, ha raccontato ieri, in aula, un vicebrigadiere del nucleo radiomobile dell’Arma che la sera del 9 agosto di due anni fa era di pattuglia a Graffignano con un collega.

A processo c’è un 54enne, che è il figlio della donna riempita di botte. Ma l’accusa è di resistenza a pubblico ufficiale. Perché quella notte, dopo che i carabinieri trovarono l’82enne in piazza, entrarono nella casa dove sarebbero avvenuti i maltrattamenti. E lì trovarono l’uomo. “Non fece in tempo a vederci – continua il vicebrigadiere -, che iniziò a inveirci contro. ‘Che cazzo volete?’, cominciò a chiederci. Non siamo riusciti nemmeno a rispondere che è tornato a scagliarsi contro la madre, pensando che ci avesse chiamati lei. Lo abbiamo fermato, ma ci ha aggrediti. ‘Bastardi, schifosi, coglioni’, ripeteva, ‘toglietevi dal cazzo’. Così lo abbiamo arrestato”.

L’anziana sarebbe stata picchiata per futili motivi, e il giudice dispose l’allontanamento del 54enne dalla casa familiare. Ieri era in aula, e ha assistito all’udienza scortato dagli agenti di polizia penitenziaria. È in carcere da un paio di mesi, dopo aver nuovamente preso a pugni la madre (oggi 84enne) e averle rotto naso e mascella.

I carabinieri lo hanno arrestato la sera del 20 marzo, intervenuti intorno alle 23 dopo la richiesta di aiuto di un vicino di casa. Disse di aver sentito delle urla provenire dall’abitazione accanto, dove i militari, una volta entrati, trovarono il 54enne ancora alterato e la madre riversa a terra con fratture a naso e mascella. Anche in questo caso il movente dell’aggressione sarebbe futile. Forse motivi economici, che hanno prima provocato una violente lite e poi scatenato la furia dell’uomo che ha preso a pugni l’anziana.

L’84enne è finita al pronto soccorso di Belcolle, e i medici hanno fatto scattare il protocollo rosa per le donne vittime di violenza. Oltre a darle una prognosi di trenta giorni, che l’ha costretta al ricovero in ospedale per una notte.

Durante il processo per resistenza a pubblico ufficiale il difensore del 54enne, l’avvocata Emanuela Barboni, ha chiesto al giudice di far svolgere sull’uomo una perizia psichiatrica per valutare le sue capacità di intendere e di volere. La riserva verrà sciolta a fine settembre, quando è stata fissata la prossima udienza.


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