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Viterbo – (sil.co.) – Riti vudù e botte per liberare la casa dal maligno. E’ la ragione per cui è stato rinviato a giudizio dal gup Savina Poli per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate un nigeriano 38enne, che avrebbe fatto vivere un periodo d’inferno alla cugina che aveva accettato di ospitarlo nella propria abitazione, una volta giunto in Italia per lavoro.
La convivenza sarebbe diventata in breve un inferno anche per le due bambine della donna, costrette dal parente ad assistere a riti vudù con sgozzamenti di galline.
La cugina, una 37enne, si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Mancini, mentre il processo inzierà il prossimo 9 luglio davanti al giudice Elisabetta Massini. Parte offesa, oltre alle bimbe, anche l’ex compagno.
I fatti sarebbero avvenuti tra Villa San Giovanni in Tuscia e Monterosi tra luglio 2016 e aprile dell’anno scorso. L’imputato avrebbe maltrattato la cugina, sottoponendola a continui atti di violenza fisica e psicologica.
In particolare, dopo essere stato ospitato, al fine di praticare riti vudù per eliminare asserite negatività presenti nella casa, avrebbe imposto all’interno dell’abitazione un regime autoritario da padrone nei confronti della cugina. Le avrebbe dato ordini, L’avrebbe minacciata ripetutamente di morte e di procurare malefici e sofferenze alle figlie minorenni. Anche attraverso al ricorso ai riti vudù dai quali le bambine erano spaventate.
E ciò, secondo l’accusa, anche al fine di costringere la cugina a consegnargli somme di denaro. Per ottenere una somma pari complessivamente a circa duemila euro, l’avrebbe percossa ripetutamente se lei rifiutava, con schiaffi e pugni al volto, tirandole i capelli, sbattendola a terra, prendendola a calci.
Tre gli episodi refertati dai sanitari del pronto soccorso. Il 16 luglio 2016 l’imputato le avrebbe provocato una perforazione del timpano. Il 5 marzo 2017, colpendola al volto, le avrebbe provocato ematomi all’occhio sinistro. Il 21 aprile 2017, prendendola a schiaffi in faccia, un trauma periorbitario all’occhio destro. Un crescendo di violenza. Nel più grave dei casi, l’orecchio, le lesioni sono state giudicate guaribili in 25 giorni, con l’ulteriore aggravante del vincolo di parentela.
Più volte la vittima avrebbe chiamato in soccorso al telefono il suo ex compagno italiano, vedendosi sequestrare il cellulare, minacciata di botte ulteriori e di morte se avesse chiamato in aiuto i carabinieri o si fosse fatta medicare al pronto soccorso.

