Viterbo – Associazione per delinquere e tentata ricettazione di due Ferrari. Sono le accuse che la procura di Perugia contesta a Claudio Pacchiarotti, 66enne di Civitella d’Agliano ma residente a Castiglione in Teverina. E già noto alle cronache giudiziarie. Nel 2009 finì nell’indagine Black Togo della polstrada di Viterbo perché ritenuto a capo di un’organizzazione dedita all’appropriazione indebita, alla ricettazione e al riciclaggio di autoveicoli, escavatori e betoniere (in primo grado, è stato condannato a sei anni di reclusione). Ma quello stesso anno venne indagato anche nell’operazione Cayenne della squadra mobile della questura di Viterbo. Per gli inquirenti, sarebbe stato tra i vertici di un’associazione per delinquere dedita alla truffa e alla ricettazione di auto di lusso (il processo è ancora in corso). E il pm di Perugia Massimo Casucci, nell’ultimo avviso di conclusione delle indagini che gli è stato recapitato, definisce Pacchiarotti “recidivo”.
Per la procura del capoluogo umbro, il 66enne viterbese sarebbe stato il “rivenditore all’estero di vetture di provenienza fraudolenta o delittuosa”. Audi, Mini, Porsche, Lamborghini e Mercedes. Ma anche gru, caterpillar, pale meccaniche, escavatori e addirittura barche e yacht. Oltre a Pacchiarotti, ci sono altri quattordici indagati. E i reati, contestati a vario titolo, sono l’associazione per delinquere, il falso, la simulazione di reato, la ricettazione e la truffa (questi ultimi due, in alcuni casi, tentati).
Secondo l’accusa, tra i partecipanti dell'”associazione per delinquere” c’era chi procacciava le auto e i mezzi da cantiere, chi materialmente provvedeva al loro “fraudolento trasferimento all’estero” (anche in Medio Oriente e in Nord Africa, e pure “tramite esportazioni attraverso porti del Nord Europa”), chi questo “traffico di autovetture” lo gestiva e chi, come Pacchiarotti, le “rivendeva all’estero”. Le vetture, che in alcuni casi erano in leasing, sarebbero state trasferite all’estero dopo averne “falsamente denunciato il furto in Italia”. Come nel caso di una Porsche Cayenne, di una Volkswagen Golf, di una Chevrolet Captiva e di una Bmw X6. E gli indagati avrebbero “truffato” anche delle compagnie di assicurazione che, “indotte in errore sull’effettività del furto, ne risarcivano il danno”. La Chevrolet Captiva, ad esempio, sarebbe stata risarcita ben 17mila 700 euro. Ma sarebbero stati “truffati” anche gli “acquirenti di autovetture usate, mediante l’alterazione del contachilometri”.
Pacchiarotti è indagato pure per tentata ricettazione. “Ha acquistato – scrive il pm Casucci -, a un prezzo oscillante tra i 30mila e i 40mila euro due Ferrari. Una Spider bianca perlata e una Coupé rosso corsa. Nonché il semirimorchio in cui le vetture erano contenute per il trasporto. Nella consapevolezza della loro provenienza delittuosa, in quanto provento di furto avvenuto a Casalgrande (Reggio Emilia) ai danni di un autotrasportatore”.
Ma tra gli indagati c’è anche chi avrebbe “beneficiato di falsi certificati di frequenza a esami dell’università di Perugia”, fatto “ricettazione di certificati di laurea in bianco, di certificati di proprietà, di carte di circolazione e di altri documenti relativi ad autoveicoli. Sempre in bianco e con successive contraffazioni, abusive compilazioni e cessioni a terzi in cambio di denaro”. Un finto certificato di laurea in ingegneria industriale e in agraria, lauree che sarebbero risultata conseguite all’università di Perugia, sarebbe stato fatto pagare ben 850 euro.
Un indagato, un 72enne perugino, è accusato pure di “aver detenuto e messo in circolazione banconote false del taglio da 20 e 50 euro”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
