Viterbo – “San Pellegrino senza fiori è San Pellegrino, non San Pellegrino in Fiore. Le bancarelle hanno visto che pioveva, hanno smobilitato e sono andate via. Se devi fare una manifestazione per mettere i gerani a 7 euro, allora è un mercatino. E se è un mercatino, gli stessi fiori si trovano pure nei supermercati”.
Poche parole ma buone. Incisive soprattutto. Quelle di Renato Petroselli, viterbese in giro per le strade della città dei Papi che ieri mattina, primo maggio, s’è svegliata con meno fiori del previsto.
Fotoracconto: San Pellegrino senza fiori
Rispetto, almeno, al giorno prima, lunedì, o a quello dell’inaugurazione. Venerdì. Quando in pompa magna è stata aperta a cittadini e turisti una delle manifestazioni più importanti del capoluogo della Tuscia. L’edizione numero 32 di San Pellegrino in Fiore. Dal 28 aprile al martedì successivo.
Un evento svanito nel nulla. Proprio sul finale. Il giorno più importante. La festa dei lavoratori. Causa pioggia o presunta tale. I turisti c’erano, ma i fiori no. Una città come sempre, quando tutti se l’aspettavano vestita a nozze.
L’amaro in bocca, senza che qualcuno l’avesse ordinato. “Se la manifestazione si chiama San Pellegrino in Fiore – ha rimarcato Petroselli – allora San Pellegrino deve restare abbellito dai fiori fino alla fine. Tempo buono, tempo brutto. Non importa. Pure se piove a dirotto. Perché c’è gente che viene da fuori per vederla. Va rispettata. Altrimenti è solo il quartiere San Pellegrino. Ed è già bello di suo”.
Una promessa mancata. Oppure tutt’altro che mantenuta. Quando sarebbe stato necessario farlo. Una città che vorrebbe essere turistica. Ma quando i turisti arrivano non si fa trovare. E nemmeno desiderare.
“Magari – prosegue Petroselli sorridendo – qualcuno ha pure detto: ‘concludiamo la nostra gita per la Tuscia andando a vedere Viterbo abbellita dai fiori'”. Sedotti e abbandonati.
Eppure le persone c’erano. Nonostante la pioggia, tutt’altro che battente. Ma per le strade, di vasi, vasetti e piante nemmeno l’ombra. Solo tanta tristezza. E gente col naso all’insù. Per fotografare i monumenti. Suore incluse.
Bimbi nel passeggino e cani a tracolla. Padri con l’impermeabile e madri coll’ombrellino. Tutti smarriti. Senza parole. Allestite solo le piazze. San Pellegrino, San Lorenzo e del Gesù. Pure il cortile di palazzo dei Priori, dove ha sede il comune. Lì davanti, il villaggio di Unioncamere. “Piacere Etrusco”. A Piazza San Carluccio, gli stand degli artigiani. Meno male.
“Il polo museale museale – ha detto Francesco Aliperti di Archeoares, la società che gestisce i servizi turistici del colle del duomo – ha registrato la presenza di oltre 2 mila persone in 4 giorni, con una media di 500 al giorno. Il 90% erano italiani provenienti per il 32% dal Lazio, meno rispetto al previsto. Ci sono stati poi tanti veneti e lombardi. Sul fronte estero, al primo posto ci sono gli statunitensi, seguiti dai sud coreani, novità interessante, e dagli spagnoli”.
A mancare, ieri, è stato quindi proprio San Pellegrino in fiore.
“Non siamo riusciti a trovare neanche il sito internet della manifestazione “, fa notare un turista. Infatti, digitando online www.sanpellegrinoinfiore.it la risposta è semplice: “Web Server’s Default Page”. “Pagina predefinita del server Web”. Vale a dire il nulla.
Daniele Camilli






