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Scrive “Dottore, se così si può chiamare” su Facebook, condannata per diffamazione

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

 

Il presidente della camera penale di Viterbo Mirko Bandiera

L’avvocato Mirko Bandiera

 

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – “Dottore, se così si può chiamare”. Per avere insultato facendo nome e cognome un medico su Facebook una donna è stata condannata a 200 euro di multa per diffamazione aggravata e a una provvisionale di 400 euro alla vittima che, se vorrà, potrà chiedere in sede civile un ulteriore risarcimento. 

Protagonista una donna, da tempo in dialisi, convinta che presso una struttura convenzionata del capoluogo venissero utilizzate per più pazienti le sacche fisiologiche. 

Era il 2013 e dopo avere discusso animatamente con un medico della clinica, secondo il quale aveva preso un granchio, pubblicò un post al veleno sul suo profilo Facebook, cui hanno fatto seguito 20 like e commenti ancora più velenosi.

Uno su tutti: “‘Ste merde non dovrebbero avere più lavoro, dovrebbero stare in carcere”. 

Il dottore, nel giro di poche ore, lo ha appreso dal gestore del bar interno alla clinica, dove nel frattempo il chiacchiericcio si era fatto pesante, riuscendo a ottenere da alcuni conoscenti in comune uno screen-shot del post incriminato per sporgere denuncia, nonostante non fosse “amico” della paziente. 

Il pubblico ministero che ha chiesto una condanna a 900 euro di multa e l’avvocato di parte civile del dottore, Mirko Bandiera, hanno sottolineato come il posto sia stato diffamatorio sia contro il professionista che contro l’uomo.

“Dottore, se così si può chiamare”, lo ha tra l’altro definito nel suo lungo sfogo.

“Si è fatta paladina della giustizia – ha detto il legale – ma Facebook non è zona franca”.

Il difensore Samuele De Santis ha sottolineato invece il trauma subito dalla donna: “Lei ha davvero creduto che quella sacca mezza piena in un angolo sarebbe stata riutilizzata, ha anche presentato un esposto, nei suoi post parla sempre di medici e infermieri, di strutture ospedaliere dal nord al sud d’Italia, a volte bene e a volte male. La condotta era finalizzata a tutelare il proprio diritto alla salute, costituzionalmente garantito. Non era un blog, assimilabile a una testata giornalistica, era un post su Facebook”. 

Più mite del viceprocuratore onorario il giudice, che ha ridotto a 200 euro di multa la condanna, anche se prevedendo un risarcimento pecuniario per il dottore. 

Silvana Cortignani


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