Viterbo – Era già rinchiuso a Mammagialla, ed è lì che gli è stata notificata una nuova ordinanza d’arresto in carcere. Per triplice omicidio. Tre morti che dal 2009 e fino a ieri erano rimaste lupare bianche.
Secondo i carabinieri del nucleo investigativo che, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno condotto le indagini, c’era anche il 37enne Carmine Amato (fino al 2011 tra i cento latitanti più pericolosi) tra gli assassini di Francesco Russo, del figlio Ciro e dell’autista Vincenzo Moscatelli. Tutti vicini al clan dei Capitoni, sono stati uccisi il 15 marzo 2009 a Mugnano di Napoli.
Sette gli arrestati, ritenuti affiliati ai clan camorristici dei Lo Russo e degli Amato-Pagano. “Agirono – spiegano gli inquirenti – su richiesta dei Lo Russo, che decretarono quelle morti per eliminare elementi diventati troppo autonomi in alcune attività illecite e quindi fastidiosi per le dinamiche del clan”.
Oltre che a Mammagialla, le ordinanze di custodia cautelare del gip di Napoli sono state notificate a Mugnano e nelle carceri di Cuneo, L’Aquila, Terni e Tolmezzo (Udine). I reati vanno dall’omicidio al porto e alla detenzione illegale di armi e munizioni, fino all’occultamento di cadavere. E sono tutti aggravati da finalità mafiose.
Gli arrestati sono Carmine Amato, 37enne, già detenuto nel carcere di Viterbo, Cesare Pagano, 48enne, già detenuto nel carcere di Cuneo, Francesco Biancolella, un 66enne di Mugnano (l’unico libero, rinchiuso poi nella carcere di Secondigliano), Lucio Carriola, 43enne, già detenuto nel carcere di Terni, Mario Riccio, 26enne, di Mugnano, detenuto nello stesso carcere, Oscar Pecorelli, 39enne, in carcere a Tolmezzo, Oreste Sparano, 32enne detenuto all’Aquila.
