Viterbo – Usura e ricettazione, il processo è partito. Due anni dopo i rinvii a giudizio, a otto anni di distanza dall’inchiesta e ben tredici anni dopo la presunta commissione dei fatti.
Ieri, davanti al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo presieduto da Silvia Mattei, a latere Giacomo Autizi ed Elisabetta Masini, sono comparsi i quindici imputati. Tra cui i fratelli Alberto e Augusto Corso di Canepina, già implicati nella maxinchiesta El Dorado della procura di Reggio Calabria.
Durante l’udienza di ammissione prove l’avvocato Mirko Bandiera, difensore di due dei quindici imputati, ha sollevato due eccezioni, entrambe respinte dalla terna giudicante. Una di queste riguardava lo stralcio di cinque conversazioni, registrate non dagli inquirenti ma da una delle vittime e finite nel faldone d’inchiesta. Per il legale, sono “inutilizzabili perché non sono state autorizzate dal gip”.
Il processo continua a luglio, ma la ‘sfilata’ dei testimoni inizierà solo tra sette mesi. A gennaio 2019. Nove anni dopo il blitz della Guardia di finanza, quando vengono arrestati in tredici. Nove finiscono in carcere e quattro ai domiciliari. Tra Viterbo, Vignanello, Canepina, Civita Castellana e Terni. Il tribunale del Riesame annulla le misure cautelari, ma l’inchiesta della pm Paola Conti va avanti e altre due persone vengono iscritte nel registro degli indagati.
I fatti risalgono al 2005-2006. Un imprenditore, angosciato dalla crisi economica, inizia a chiedere prestiti prima ai familiari, poi agli amici e infine ai futuri imputati. Secondo i calcoli dei finanzieri, gli sarebbero stati chiesti interessi perfino del 18mila per cento.
