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“Aprite subito i porti italiani”

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Viterbo - Il presidio Arci "Aprite i porti"

Viterbo – Il presidio Arci “Aprite i porti”

Viterbo - Il presidio Arci "Aprite i porti"

Viterbo – Il presidio Arci “Aprite i porti”

Viterbo - Il presidio Arci "Aprite i porti"

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Viterbo – Il presidio Arci “Aprite i porti”

Viterbo - Il presidio Arci "Aprite i porti"

Viterbo – Il presidio Arci “Aprite i porti”

Viterbo – “Aprite i porti”, e fatelo al più presto. In nome di un Paese solidale, democratico e antirazzista. Contro la decisione del ministro degli Interni Matteo Salvini di non far attraccare nei porti italiani la nave Acquarius, accolta invece dalla Spagna, assieme ad altre due navi. Oltre 600 persone provenienti da più Paesi africani.

Fotogallery: Il presidio “Aprite i porti”

Oggi pomeriggio il presidio davanti alla Prefettura di Viterbo in piazza del Plebiscito organizzato da Arci Viterbo cui hanno aderito Auser Viterbo, Cgil e rete degli studenti medi. In piazza anche Giuseppe Sini, storico esponente del movimento pacifista internazionale, il presidente di Arci Lazio, Marco Trulli, Paola Celletti, candidata sindaco della sinistra alle ultime elezioni comunali, e Loredana Fraleone di Rifondazione comunista.

“La decisione di non far attraccare nei porti italiani la nave Acquarius – spiega Arci Viterbo – è inaccettabile e pericolosa e risponde a una politica giocata sulle paure e sull’odio. Per questo, con il presidio Aprite i porti, pensiamo di dare un segnale in controtendenza da parte di una collettività che reagisce alle semplificazioni propagandistiche, all’informazione demagogica e ai linguaggi dell’odio che popolano i social”.

Al termine del presidio è stato consegnato un documento al prefetto di Viterbo per chiedere al Governo “che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti”.

“La polemica sulla gestione degli arrivi via mare in Italia e in Europa – spiega il documento consegnato al Prefetto Giovanni Bruno – si basa su falsi presupposti. Nei prossimi giorni l’Unher pubblicherà il suo rapporto sui rifugiati nel mondo e, a meno di straordinari e imprevisti cambiamenti, si confermerà un dato noto a tutti e preoccupante. Gli sfollati, i rifugiati e i profughi aumentano nel mondo, a causa di conflitti che spesso sono alimentati da interessi dei paesi più ricchi. Ma a farsi carico dei flussi conseguenti sono in prevalenza i paesi più poveri in prossimità delle aree di provenienza dei flussi. I paesi ricchi, occidentali e lontani da guerre, conflitti e disastri ambientali, accolgono percentuali ridicole di persone che necessitano di protezione. Tra i primi 10 Paesi d’accoglienza nel mondo c’è solo un Paese europeo ed è la Germania”.

Il documento fornisce inoltre cifre importanti che dimostrano come l’Italia non sia “affatto vittima di una Unione europea che non vuole assumersi alcuna responsabilità”. Infatti “dal 2008 al 2017, l’Ue ha accolto circa 5 milioni di richiedenti asilo, pari all’1% della popolazione. Quindi una media annuale dello 0,1%. Poiché l’Italia ha una popolazione pari al 12% di quella dell’Ue, in una divisione basata solo sulla quantità di popolazione, a noi ne sarebbero toccati 600mila, più di quelli che abbiamo accolto in 10 anni”.

Pertanto la tesi che vuole l’Italia vittima di un’Unione europea irresponsabile “serve solo a giustificare – sottolinea il documento presentato al Prefetto – politiche di progressivo smantellamento dei diritti umani e del diritto di asilo. Per giustificare la chiusura dei porti e frontiere e soprattutto per alimentare il razzismo, il rancore e l’odio contro migranti, richiedenti asilo e contro le organizzazioni sociali che promuovono i loro diritti. Razzismo e rancore su cui si basa gran parte del consenso della destra italiana ed europea”.

Il documento dell’Arci avanza infine una serie di proposte. Innanzitutto la “riforma della legge sulla cittadinanza” adeguandola al “mutato contesto sociale”. Attenzione posta anche su nuove modalità d’ingresso in Italia. “Servono modalità più flessibili e decisamente più efficienti, a cominciare da un immediato ritorno al decreto flussi, per arrivare fino a proposte più ampie e organiche di modifica del testo unico sull’immigrazione”. Dopodiché “gli stranieri irregolari, seguendo i modelli di Spagna e Germania, dovrebbero avere la possibilità di essere regolarizzati su base individuale, qualora dimostrino di avere un lavoro, di avere legami familiari comprovati oppure di non avere più relazioni con il Paese d’origine. Si tratterebbe di un permesso di soggiorno per comprovata integrazione, rinnovabile anche in caso di perdita del posto di lavoro alle condizioni già previste per il ‘permesso attesa occupazione'”.

Il documento chiede inoltre l’abrogazione del reato di clandestinità, “ingiusto, inefficace e controproducente”, così come l’ampliamento della rete Sprar, vale a dire il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. “Lo squilibrio a favore dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) è ancora troppo forte e a risentirne è la qualità dell’accoglienza. L’obiettivo deve essere riunificare nello Sprar l’intero sistema che deve tornare sotto un effettivo controllo pubblico”.

Ultimo punto, l’effettiva partecipazione alla vita democratica prevedendo “l’elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo”.

Daniele Camilli


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