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Bertinotti ricorda “Quando c’erano le lucciole”

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Caffeina - Fausto Bertinotti

Caffeina – Fausto Bertinotti

Caffeina - Fausto Bertinotti con Massimiliano Smeriglio

Caffeina – Fausto Bertinotti con Massimiliano Smeriglio

Caffeina - Fausto Bertinotti

Caffeina – Fausto Bertinotti

Viterbo –  Custode della memoria sì, ma non solo…

Ieri sera, in occasione della presentazione a Caffeina cultura del libro Quando c’erano le lucciole, autore Giancarlo Torricelli, Fausto Bertinotti ha ricordato l’idea del paese come era una volta. Quell’idea di borgo che “non ti lascia mai solo e dove sarai sempre qualcuno”. Bertinotti ha definito lucciole “quelle persone che parlano con un’anima”.

L’ex presidente della camera si è lasciato così trasportare, nel corso della presentazione del libro di Torricelli, in quella che è stata una auto-ipnosi regressiva. Un viaggio fino alla Torino di una volta. Quella Torino delle fabbriche e dei lavoratori poveri che si svegliavano alle cinque del mattino per andare a lavorare. “Io le lucciole, quelle vere, ho avuto la fortuna di vederle – racconta Fausto Bertinotti -. Ho avuto la fortuna di vederle nascere, di vederle scomparire e di vederle tornare. Il libro di Giancarlo Torricelli è facile che parli ad ognuno di noi, perché il paese è dentro ognuno di noi. Un paese è un luogo dove dentro c’è un’anima, come nella Torino precedente all’imborghesimento. Una città grigia e tetra ma allo stesso tempo viva e profonda, ricca di un’anima”. E’ un viaggio nella memoria quello di Bertinotti. Un viaggio che ripercorre il fascino di una Torino fatta di gente umile che parlava vivendo del proprio lavoro.

Come tante lucciole, la mattina presto con il buio, gli operai delle fabbriche si recavano a lavorare e parlavano della loro vita attraverso la loro duro mestiere. Torino, nel ricordo di Bertinotti, è il paese che crea quel legame comunitario grazie al quale non sei mai solo, grazie al quale puoi tornare e sentirti come non te ne fossi mai andato.

“Questo libro offre una speranza, perché ti offre delle tracce di speranza – spiega Berinotti – . Le parole possono perdere l’anima divenendo pietre. Le parole perdono la loro anima quando la modernità, con il suo imborghesirsi lascia scomparire le lucciole”.



Bertinotti cita poi Cesare Pavese ricordando che il paese “è una risorsa unica perché in un paese non ti senti mai solo, puoi andartene e ritornare e sarai sempre qualcuno”.

L’ex presidente della camera ricorda poi il vecchio gioco popolare dell’albero della Cuccagna perché vivere il paese è un po’ come giocare all’albero della Cuccagna. “…E’ un gioco nel quale puoi vincere solo se lavori di squadra. Puoi vincere se gli altri perdono. Gli altri, tutti insieme, scivolando e togliendo il grasso dall’albero, ti permettono di arrivare in cima. Il paese è un gioco di squadra, crea quella comunità di lucciole che lavorando insieme possono vincere il premio”.

Alessandro Gatti

Tusciaweb Academy


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