Nola – “Che meraviglia! Qui c’è tutta la gioia e l’amore della comunità del sud. Si percepisce che la gente sente la festa come unione della comunità”.
Questo è il commento di Anna Rita, cittadina viterbese, di fronte allo spettacolo dei Gigli di Nola patrimonio dell’umanità Unesco. Festa che si è tenuta a domenica scorsa come avviene ormai ogni anno la domenica successiva al 22 giugno che è la festa del compatrono San Paolino. Una revocazione del ritorno del santo dalla volontaria prigionia in Africa.
Le otto altissime strutture in legno, e poi una più bassa, decorate, sono state trasportate dai “cullatori” e fatte ballare in piazza Duomo e lungo gli stretti vicoli del centro antico di Nola dopo aver ricevuto la benedizione del vescovo.
Due viterbesi, tra gli altri presenti in visita in forma privata, hanno avuto anche la fortuna di sollevare e trasportare il Giglio del Beccaio. Si tratta di Gianni Aluisi e Francesco Favetta invitati dal loro amico “cullatore” nolano Tommaso Foglia.
A godersi lo spettacolo della ballata dei Gigli, dal balcone del palazzo comunale, anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori. Tra gli invitati anche Massimo Mecarini nella veste di di vicepresidente della rete delle Grandi macchine a spalla (Gramas). A fare gli onori di casa Anna Manganelli commissario prefettizio straordinario della città di Nola. Su tutte le finestre delle piazze e delle vie di Nola striscioni che ricordano il riconoscimento Unesco della festa dei Gigli di Nola.
La festa dei Gigli è caratterizzata dal trasporto di otto campanili di legno alti circa 25 metri, chiamati “Gigli”, e di una più piccola, alta circa 15 metri, chiamata “Barca”. Queste altissime strutture sono decorate con soggetti riproducenti momenti della vita del santo, o altri temi religiosi o storici e di attualità, e vengono trasportate a spalla da un gruppo di circa 120 uomini (detti “cullatori”) per le vie del centro storico della città tra una moltitudine di gente festante.
“Cullatori” che, durante il trasporto, sopportano una fatica e un peso enorme che, molto frequentemente, provoca sugli stessi anche danni fisici irreversibili come gonfiori, tumefazioni e ematomi sulle spalle e sul collo. Ogni “Giglio” porta ancora oggi il nome della sua corporazione: ortolani, salumieri, bettolieri, panettieri, beccai, calzolai, fabbri e sarti. La “barca” rappresenta il ritorno di San Paolino dalla sua prigionia.
Presente alla manifestazione di domenica scorsa anche Patrizia Nardi, responsabile tecnico scientifico del progetto Unesco “Rete delle grandi macchine a spalla italiane” che interessa le città di Nola (con i Gigli), Palmi (con la Varia), Sassari (con i Candelieri) e Viterbo (con la Macchina di Santa Rosa).
Domenica scorsa la festa dei Gigli di Nola e la Rete delle grandi macchine a spalla patrimonio dell’umanità, relativamente al disagio vissuto dai bambini in movimento sulle rotte dei migranti nel Mediterraneo, hanno diffuso un Manifesto-appello indirizzato a tutti i politici e a tutte le agenzie internazionali di stampa per “riservare attenzione massima ai bambini degli esodi moderni che spesso pagano con la vita scelte obbligate”. I firmatari e promotori si dichiarano inoltre “contro ogni forma di ostilità, sfruttamento, abuso, violenza che abbia come destinatari bambini inermi che da soli o con i loro genitori solcano le acque del Mediterraneo, vittime inconsapevoli di un’immane tragedia sociale ed umana”. E ancora di seguito “esortano le comunità d’eredità del patrimonio culturale immateriale italiano riconosciuto Patrimonio dell’Umanità, che ben capiscono il valore della relazione e del dialogo, ad individuare insieme e condividere una comune linea di attenzione a questo delicato problema”.
“Lo scorso anno – ha affermato Patrizia Nardi, responsabile tecnico-scientifico del progetto Unesco della rete delle grandi macchine a spalla italiane – sono stati più di 400 i bambini morti sulle rotte dei migranti nel Mediterraneo. In migliaia sono vittime di abusi, schiavitù, sfruttamento e detenzione nei campi di transito in Africa. Cinquanta milioni sono i bambini in movimento nel mondo sulle rotte migratorie, 28 milioni i bambini allontanati dalle loro case e dai loro affetti a causa di conflitti. Moltissimi sono minori non accompagnati. Ce lo dice con forza l’Unicef. Una tragedia immane alla quale la Rete delle grandi macchine patrimonio Unesco, modello e fonte di ispirazione, vuole dare voce nei momenti che sono di festa per altri bambini più fortunati.
Lo fa con un manifesto che è un appello ai decisori politici, alle agenzie internazionali ma anche un’assunzione di responsabilità da parte di una grande comunità, quella della rete che coinvolge diverse città di altrettante regioni italiane, che chiama a raccolta le comunità d’eredità del patrimonio culturale immateriale italiano Unesco che basano la loro esistenza sul concetto di dialogo e di rispetto della diversità culturale, per dare un contributo concreto alla divulgazione e alla conoscenza di questa aberrazione in un mondo in cui la mancanza di attenzione verso i bambini è davvero una seria ipoteca alla sopravvivenza civile dell’Umanità”.
Questa iniziativa verrà riproposta e valorizzata anche nel corso dei prossimi mesi di agosto e settembre in occasione della Faradda dei Candelieri a Sassari e per il trasporto della Macchina di santa Rosa a Viterbo. L’intenzione è quella di creare “ponti di condivisione” dando un aiuto fattivo, così come le comunità della Rete hanno imparato a fare, lavorando insieme e in sinergia, da molti anni.
Silvio Cappelli







