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“La mafia colpisce come i lupi”

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Dacia Maraini e Eugenio Murrali intervistati da Carlo Galeotti


Viterbo – (g.f.) – “Ho avuto la grande fortuna avere conosciuto la Sicilia prima del sacco”. È la Sicilia di Dacia Maraini, raccontata dalla stessa scrittrice, al bistrot del teatro Caffeina, ospite alla presentazione del libro di Eugenio Murrali: “Lontananze perdute, la Sicilia di Dacia Maraini”.

Con l’autore al fianco, un lungo viaggio nella memoria, nei ricordi e nelle opere dell’autrice.

“Quella che ho conosciuto io – continua Maraini – era ancora integra, di una bellezza inimmaginabile. Ancora oggi è bella, immaginate come poteva essere. Purtroppo è stata rovinata, depredata”.

Dacia Maraini

Restano i ricordi. “Da Bagheria, da bambina andavo in bicicletta al mare. C’erano gli impagliatori di sedie. Gli unici sul posto. Non c’erano case. Si faceva il bagno. Adesso il mare non si vede più. Una cortina d’abitazioni ha allontanato la vista del mare dalle persone. Per arrivarci occorre fare un giro lunghissimo”.

Dacia Maraini a Caffeina

Oggi nell’isola non ha proprietà e non ci vive: “Ma ho tanti amici, ci torno spesso, vado nelle scuole dove mi invitano molto”. Il libro è un lavoro di ricerca e di studio. “Raccontare la Sicilia – dice Murrali – senza essere siciliano”. Attraverso l’autrice. Che parla anche della Sicilia e della strategia che mette in atto.

Dacia Maraini a Caffeina

“La stessa del lupo – osserva Maraini – la mafia isola prima una persona e poi attacca. Falcone è stato isolato, denigrato. Lo stesso per Peppino Impastato, sono state create menzogne. Una volta isolato, attaccano. La strategia dei lupi”.

Dacia Maraini

In Sicilia, la scrittrice è arrivata dopo otto anni in Giappone. “Mi consideravo una giapponese, parlavo, mangiavo, mi vestivo da giapponese. La Sicilia è stato il mio primo contatto con l’Italia”.

Non è stato facile. “Ho superato il trauma leggendo, con i libri”.


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