Viterbo – (g.f.) – Il neo sindaco ha la gola secca. Poco male, pronto il bicchiere di birra. Giovanni Arena lo guarda dubbioso, ma poi beve. Sta in una posizione scomoda. Sopra una sedia di un ristorante a piazza del Gesù.
Attorno ha tutti i sostenitori e candidati del centrodestra. Con tanto di bandiere. È nemmeno l’una quando il gruppo, piuttosto allegro, fa il suo giro per la città. Lasciato il comitato elettorale, raduno al Sacrario. Ma Arena non si vede.
Si fa desiderare. Arriva poco dopo con la famiglia, saltando e correndo. Ma si deve fermare. Tutti lo vogliono salutare. Baciare e abbracciare saltando, viene male. Indossa la maglia azzurra con la scritta Viterbo. La stessa di Giulio Marini, dieci anni fa.
Il corteo avanza. Da piazza Martiri d’Ungheria verso piazza del Comune. Sotto palazzo dei Priori, qualche slogan ci sta. A scelta: “Leonardo stiamo arrivando…”. O anche: “Leonardo dacci le chiavi”. Per Leonardo, ovviamente, s’intende il sindaco uscente. Michelini.
Arrivati al centro della piazza, occorre decidere il resto del tragitto. Quale direzione prendere. C’è chi propone via Cavour, dove c’è il comitato elettorale di Chiara Frontini. Saggiamente si opta per l’altro percorso. Verso piazza del Gesù. Per fare il bagno nella fontana. Non ci sarà nessun bagno nella fontana. Seconda saggia scelta della serata.
Niente bagno, ma la doccia sì. Per tutti. Di spumante. Dà il via Arena, stappando la prima bottiglia, ma la sua squadra non è da meno. Lo inondano.
Chi può si mette a distanza di sicurezza. Probabilmente anche il prefetto Giovanni Bruno.
Era in piazza quando l’allegra comitiva ha fatto il suo ingresso. Seduto al tavolo che poi è diventato l’improvvisato palco per il primo saluto e i doverosi ringraziamenti.
Poi chiama tutti gli alleati. Ultimo, Gianmaria Santucci. Stava in disparte, ma sale anche lui sul palco. Anzi sulla sedia.
Terminati i quali, può scendere dalla sedia per rimettersi in marcia. Percorso all’inverso. Bandiere al vento, l’inno d’Italia e ovviamente il nome d’Arena, gridato in coro.
Come inizio, il neo sindaco non può lamentarsi. Una sedia l’ha già conquistata.

