Viterbo – Anche per la corte d’appello di Roma il “licenziamento” di Angela Birindelli è “illegittimo”. E i giudici della seconda sezione lavoro hanno confermato la sentenza di primo grado del tribunale del lavoro di Viterbo, rigettando il ricorso dell’Ater. E l’ente di via Garbini deve “immediatamente reintegrare – scrive la corte d’appello nella sentenza – Birindelli nell’originario posto di lavoro. Oltre a pagare l’indennità risarcitoria pari alle mensilità della retribuzione globale di fatto maturata dal 28 marzo 2014 all’effettiva reintegra, con la regolarizzazione contributiva”.
Inoltre i giudici di secondo grado hanno dichiarato “inammissibile l’intervento volontario di Ugo Gigli”. Perché, “già estromesso nel giudizio di primo grado”, non ha “come suo onere impugnato il provvedimento del 26 maggio 2016 che tale estromissione aveva dichiarato”.
È il 15 aprile del 2014 quando l’ingegnera Angela Birindelli viene licenziata dall’Ater. Il provvedimento porta la firma dell’allora direttore generale dell’ente Ugo Gigli, secondo il quale l’ingegnera avrebbe falsificato la sua firma su dei documenti con cui sarebbe stata autorizzata a effettuare lavori come professionista al di fuori dell’Ater. Birindelli impugna il licenziamento, ma il giudice del lavoro di Viterbo respinge il ricorso dichiarando legittimo il provvedimento dell’ente. Ma l’ingegnera ci riprova, e un nuovo giudice del lavoro di Viterbo prima e la corte d’appello di Roma poi ribaltano la sentenza: “Il licenziamento di Angela Birindelli è illegittimo, e l’ingegnera va subito reintegrata”.
Birindelli definisce “importante” l’esito della sentenza di secondo grado, “perché – spiega – dimostra ancora una volta che quella nei miei confronti è stata una vera e propria persecuzione. Una persecuzione lavorativa, politica e personale. Mi dispiace solo che ora quegli oltre 250mila euro che mi spettano li debba pagare l’Ater, e non chi mi ha fatto tutto questo. Perché l’Ater è un’aziende pubblica, e le aziende pubbliche siamo noi cittadini”.
Dal 18 gennaio scorso l’ingegnera è di nuovo responsabile del settore patrimonio dell’ente di via Garbini. “Nella giustizia ho sempre creduto – afferma Birindelli -, e queste sentenze mi ridanno quella dignità personale e lavorativa che avevo perso. Anche pubblicamente, e non dimenticherò mai la conferenza stampa che Gigli tenne in un bar di Viterbo per annunciare ai giornalisti il mio licenziamento. Solitamente le aziende tengono nascosto il licenziamento di un dipendente, ma non nel mio caso. E a quella conferenza erano addirittura presenti anche importanti esponenti politici locali. Gigli mi dipinse come una lavoratrice sleale e negligente, quando io sono sempre stata professionale. E queste sentenze ne sono la conferma”.

