Viterbo – Ci sono quelli che abitano in ville a piano terra, ma sono di più quelli che vivono in palazzi con tanti piani. Ci sono i giovani che vivono in casa con i genitori o da soli, ma sono di più – con la popolazione che invecchia – gli anziani per i quali scendere le scale a notte fonda o alle prime luci dell’alba per depositare sulla pubblica via immondi sacchetti di immondizia è faticoso se non impossibile, quando più che la volontà e il senso civico “può” l’artrite.
E ci sono tanti che dispongono di appartamenti grandi e pure terrazzati, ma sono di più quelli che vivono in un paio di stanze, quando va bene e ci devono trovare pure spazi per parcheggiare l’immondizia fino al giorno stabilito dall’assessore.
Ci sono condomìni con scale larghe ed ariose, ma son di più quelli nei quali pianerottoli e androni non furono costruiti per ospitare sacchetti immondi nottetempo scacciati dagli appartamenti.
Tutti, comunque, giovani e vecchi, con case grandi o piccole, a piano terra o al quinto, produciamo rifiuti, li selezioniamo, li custodiamo (calendario della raccolta alla mano) in attesa del giorno del trasporto. Dentro casa o sul pianerottolo, con grande giovamento per le narici, occasioni ulteriori di liti condominiali, e – può accadere – infezioni…e vermi.
Cattivi odori e sporcizia diffusi ma permanenti fino in strada. Dove sul far del mattino (ma non di rado anche nelle altre ore del giorno e della notte, considerati scioperi e interruzioni della raccolta) è possibile osservare le stazioni – porta a porta – di una via odorosa infinita e variegata di sacchetti multicolori, tanto bramati da cani, gatti e pure topi.
Perché, anche a chi li produce, li vende e a chi li impone, non sfugge quanto siano sadicamente pesanti, ingombranti, antigienici, bisognosi di ulteriore pulizia, i prescritti contenitori di plastica rigida in dotazione.
Tutta questa procedura c’entra davvero molto con la giustissima raccolta differenziata da sostenere e favorire totalmente?
Davvero funziona? Davvero non finisce con l’essere un ulteriore balzello, stavolta fisico, in aggiunta alla Tari o simili, perdipiù ingiustamente proporzionale, come peso, agli acciacchi dell’età o ai disagi abitativi?
E che dire della diffusa mancanza in strada di cestini o altro pubblico contenitore della specie che costringe a tenersi in mano il piccolo rifiuto sporadico, manco fosse un ornamento da passeggio, fino alla macchina, lì trasferirlo, portarselo a casa, depositarlo nel raccoglitore giusto e farsene compagnia fino al giorno fissato per la raccolta porta a porta, dell’umido, della carta, della plastica….?
Davvero questo è un sistema che ci fa convivere con meno immondizia? Che evita la tentazione di disfarsi dell’ingombro dove legge e buona creanza non permettono?
Davvero è una bestemmia chiedere di posizionare in strada bene e ben igienicamente protetti i vecchi cassonetti distinti per tipo di rifiuto? Sempre così pronti ad aprirsi in ogni ora del giorno e della notte e per tutti, senza distinzione di età, sesso, razza e condizione?
Davvero una raccolta così costerebbe di più?
Davvero le cosiddette isole ecologiche sono sufficienti o facilmente raggiungibili?
Davvero far rifiuti – come ogni essere per natura fa – deve essere considerato una colpa?
Nella civilissima Parma arrivarono a istituire un comitato “Vittime della monnezza”. Bah!
Renzo Trappolini
