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Manda boss della malavita a riscuotere due milioni di eredità dal fratello

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Civita Castellana – Manda un boss della malavita organizzata dal fratello per riscuotere l’eredità, finisce sotto processo.

“Anche lui ha fatto un buco nell’acqua”, ha detto in aula la sorella riferendosi ai camorristi che nel 2010 inviò dal fratello a Civita Castellana per recuperare due milioni dell’eredità contesa, non essendoci riuscita per vie legali.

Talmente sincera da essere disarmante, si tratta di Adriana de Fenu, sotto processo per tentata estorsione e stalking con il boss Francesco Vallefuoco, arrestato nel 2012 dalla Dda di Bologna nell’ambito dell’operazione Vulcano che ha smantellato l’omonimo clan, di cui era il capo, attivo tra San Marino e la riviera romagnola.

Dal fratello il boss si presentò dopo essersi fatto anticipare da due pregiudicati di Casal di Principe, minacciandolo con metodi mafiose e chiedendogli due milioni tramite un pizzino. L’uomo però si rivolse subito ai carabinieri, tendendo una trappola ai malavitosi. 

Partito spedito, il processo si è arenato a causa dell’avvicendamento dei giudici componenti il collegio. Dopo un lungo stop, è ripreso questa settimana con la rinnovazione delle testimonianze di uno dei carabinieri intervenuti e della presunta vittima, Massimo De Fenu, proprietario con l’imputata dei circa 150 ettari della tenuta di Terrano, ereditati dal padre ufficiale di cavalleria e dalla madre nobildonna dei Gonzaga di Mantova.

“Attualmente ognuno di noi gestisce indipendentemente dall’altro la sua parte di proprietà dell’azienda agricola, dal momento che tra noi non ci sono rapporti cordiali, senza rendiconti o bilanci in comune. Prima c’era un custode giudiziale che, alla divisione, ha presentato tutti i conti, debiti e crediti”, ha spiegato il fratello, confermando la testimonianza rilasciata nel 2016. 

Dovrà essere sentita nuovamente anche la sorella che due anni fa si disse convinta di avere ingaggiato una normale agenzia di recupero crediti. “Una signora mi ha detto che erano bravi, mica gli ho chiesto la fedina penale. E non sono tipo da minacce, sennò a quest’ora lo avevo fatto già ammazzare”, spiegò al pm, che voleva sapere in cosa consistesse l’incarico.

Si torna in aula il 10 ottobre e quel giorno è prevista anche la discussione. 

Silvana Cortignani

 


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