- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Meglio morire a mare che stare in Libia…”

Condividi la notizia:

Nosakhare Ekhator

Nosakhare Ekhator

Nosakhare Ekhator

Nosakhare Ekhator

Una delle creazioni di Nosakhare Ekhator

Una delle creazioni di Nosakhare Ekhator

Una delle creazioni di Nosakhare Ekhator

Una delle creazioni di Nosakhare Ekhator

Viterbo – Da un barcone partito dalla Libia al sogno di diventare stilista.

E’ la storia di Nosakhare Ekhator, nigeriano, 20enne sbarcato a Vibo Valentia il primo agosto del 2016 e ora ospitato in un centro di accoglienza straordinaria a Viterbo.

La sua storia è stata raccontata da Luciana Matarese sulle pagine dell’Huffingtonpost.it

Nosa – questo il suo nome d’arte e diminutivo con cui tutti lo chiamano – frequenta un laboratorio di sartoria gestito dalla Caritas di Roma e realizza vestiti per un negozio.

Ad aprile ha presentato la sua prima collezione e il 20 giugno hanno sfilato in passerella al teatro India i suoi nuovi modelli in occasione della Giornata mondiale del rifugiato.

“I miei capi – racconta Nosa – non sono del tutto africani. Vedi, se prima le consideravo separatamente, la stoffa africana e quella europea, oggi le metto insieme, nello stesso abito. Stanno bene, l’una valorizza l’altra. È anche un messaggio, certo, perché sono nato in Africa, lì ci sono le mie radici, ma mi sento italiano, europeo. Vivo qui, voglio restarci e non credo non possa realizzarsi l’integrazione”.

Nosa racconta del suo viaggio in cerca di fortuna accanto al fratello Osayande dopo la morte del padre, racconta di quando è arrivato in Niger ed è stato caricato su un bus con altre 20 persone ed è stato lasciato ad Agadir nel bel mezzo del deserto.

Racconta della vita sotto a un ponte, del carcere in Libia, della fuga e del viaggio in barca in cerca di una vita migliore.
E racconta anche di come si sta stretti e di quanti, in quel viaggio della speranza, cadono in mare.

“Sì, alcuni sono cascati di sotto – racconta all’Huffington post -, ma non ci si può fermare e comunque è meglio morire a mare che stare in Libia”.

Dopo lo sbarco a Vibo Valentia Nosa è arrivato in un centro di accoglienza a Orte e poi al Cas di Viterbo.

“Avevo la certezza che qui in Italia – spiega -, se ti impegni, puoi riuscire a fare qualcosa che ti piace”.

Nosa ora condivide una stanza con il fratello e ogni giorno va a Roma per lavorare e per inseguire il suo sogno.


Condividi la notizia: