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“Le vittime, terrorizzate dal padre, furono nascoste in un luogo protetto”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – “Le vittime furono nascoste subito in un luogo protetto perché erano terrorizzate dal padre”. In aula l’ispettore della squadra mobile che ha raccolto la drammatica testimonianza delle vittime.

È entrato nel vivo il processo per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale su minori al padre-patrigno che avrebbe abusato della figlia e della figliastra. La figlia, in particolare, avrebbe lasciato che il padre abusasse di lei, per salvare la sorella.

Si sono costituite entrambe parte civile contro il presunto orco, padre dell’una e patrigno dell’altra, le due ragazze, di 13 e 14 anni all’epoca dei fatti, presunte vittime di un operaio romeno. L’uomo è finito sotto processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei per violenza sessuale aggravata dal vincolo di parentela.

Parte civile i legali, nominati procuratori speciali per le due minori, nei giorni scorsi è stato sentito come testimone l’ispettore della squadra mobile che subito dopo l’interrogatorio protetto ha proceduto all’immediato trasferimento in un luogo protetto, sconosciuto al genitore, delle presunte vittime che avrebbero avuto timore a rientrare in casa dopo la denuncia: “Furono nascoste subito in un luogo protetto erchè erano terrorizzate dal padre”. 

L’imputato, presente in aula con il difensore Zibellini, è stato invece allontanato dall’abitazione coniugale ed è tuttora colpito dal divieto di avvicinamento ai familiari. Per la difesa sarebbe vittima di un complotto ordito per cacciarlo di casa.

L’imputato, secondo l’accusa, avrebbe tentato di palpeggiare la sorellastra della figlia, che si sarebbe messa in mezzo, sacrificandosi al posto suo pur di metterla in salvo. Figlie della stessa madre e legatissime tra loro, le due sorelle non sarebbero le uniche vittime dell’uomo, un operaio di origine rumena. 

In passato, infatti, l’imputato avrebbe abusato anche delle due figlie maggiori, che nel frattempo si sono trasferite in un’altra località e saranno sentite al processo nelle vesti di testimoni. 

Le sorelle minori, che nel frattempo sono state allontanate anche dalla madre, sono invece state separate e affidate a due distinte comunità, dove hanno iniziato un lungo e difficile percorso di recupero. 

Non essendo stato disposto durante le indagini l’incidente probatorio, le vittime, oggi prossima alla maggiore età, alla prossima udienza, fissata per febbraio, saranno chiamate a deporre in aula contro il padre-patrigno. 

L’altro giorno, oltre al funzionario della questura, sono state sentite anche due insegnanti e un’assistenza sociale del Comune di residenza, nel comprensorio dei Cimini.

Il processo, per la delicatezza della vicenda, si svolgerà interamente a porte chiuse. 

Silvana Cortignani


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