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Viterbo – “Nonostante la mia età vivo come un ragazzo”. Gino Paoli parla di sé e della musica. Stasera avrebbe dovuto esibirsi a Caffeina con “Due come noi che…”, un concerto unico, a base di voce, pianoforte e improvvisazione insieme a Danilo Rea. Per un’improvvisa indisposizione non ci sarà. Il festival rilancia con Peppe Servillo, cantautore campano e voce storica della Piccola orchestra Avion travel, vincitori al festival di Sanremo 2000. Il maestro Paoli regala comunque un’intervista alla città tramite Tusciaweb.
Come nasce la collaborazione con Danilo Rea?
“La nostra collaborazione – dice Paoli – nasce da uno di quegli incontri che capitano una volta nella vita. Abbiamo la stessa sensibilità: per entrambi la musica è libertà. Questo fa si che la nostra sintonia sia totale e che ci basti uno sguardo per capirci: sul palco è come se io fossi lui e lui fosse me”.
Ci parli dello spettacolo che presenterà a Caffeina “Due come noi che…”.
“Sarà uno spettacolo unico, perché noi seguiamo l’emozione del momento, improvvisando in pieno spirito jazz. E così anche il modo di interpretare ogni brano cambia da sera a sera. In generale, ci saranno le mie canzoni, oltre a un ricordo degli amici che ho perso per strada e che cerco sempre di portare nei miei concerti. E non mancheranno incursioni nella musica francese e in quella napoletana, che entrambi amiamo”.
Quando ha capito che la musica sarebbe stata la sua vita? E oggi cos’è per lei la musica?
“Io in verità nasco pittore, non ho ancora capito come mai faccio questo “mestiere”, non pensavo di scrivere la storia della musica. Verso i 26 anni ho capito che poteva essere un altro modo per esprimermi. Per me la musica è sempre stata, ed è, la necessità di esprimere le mie emozioni, quello che ho dentro”.
La canzone a cui è più legato?
“È una domanda che mi fanno spesso e non so mai come rispondere… Ogni canzone che ho scritto è legata a quella prima e a quella dopo. Pensando però all’emozione che volevo trasmettere quando l’ho scritta, posso dire che “Sassi” è quella che è più vicina a ciò che avevo in mente. Mentre “Cosa farò da grande” è quella che mi somiglia di più”.
Come si è evoluto il suo stile negli anni?
“La verità è che ogni mia canzone è strettamente legata al periodo della vita in cui l’ho scritta, alle emozioni di quel determinato momento. Le canzoni cambiano come cambia la “posizione umana”: a 20 anni si esprimono determinate emozioni, è chiaro che a 80 non possono essere le stesse, se sei onesto. Questo non significa che siano meno importanti”.
Se le dico Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli, a cosa pensa?
“Penso a due delle straordinarie donne che ho avuto la fortuna di incontrare nella vita: ognuna di loro mi ha dato moltissimo e ha contribuito al mio percorso”.
Rappresenta la storia della musica italiana… ha avuto soddisfazioni e ottenuto riconoscimenti. Cosa le manca?
“Sono stato molto fortunato: a me piace suonare, suono, punto. Per il resto non sono uno che vive di rimpianti, certo ci sono ancora alcune cose che voglio scrivere, perché penso siano importanti, ma tutto sommato le mie speranze si sono avverate quasi tutte. E non rinnego niente della mia vita, prendo tutto quello che c’è di buono anche negli errori: se non avessi fatto certi sbagli non sarei quello che sono”.
Come vede lo scenario musicale italiano di oggi?
“Uno dei problemi di oggi, è che la canzone, da mezzo espressivo è diventata un prodotto, e come tale viene trattata. I produttori discografici cercano il successo immediato e non sono più disposti ad affrontare dei rischi. Ma se l’unico metro di giudizio è il business e nessuno è più disposto a credere in un progetto, difficilmente verrà fuori qualcosa di nuovo”.
Cosa c’è nel “Domani” di Gino Paoli?”
“Non so cosa ci sarà, e non me ne preoccupo – conclude Paoli -. Ma sono convinto che nella vita ci sia sempre spazio per nuove cose da sperimentare, e nuove domande. Nonostante la mia età vivo come un ragazzo: senza smettere di fare progetti e di pensare al futuro”.
Paola Pierdomenico

