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Ospizio lager, al rush finale il processo all’imprenditore Franco Brillo

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Gradoli – Ospizio lager, si è chiusa ieri con un’udienza lampo l’istruttoria del processo in corte d’assise scaturito dalla morte sospetta di tredici ospiti della casa di riposo “Il fiordaliso” di Gradoli tra il 2009 e il 2010.

L’imputato principale è Franco Brillo, imprenditore umbro settantenne,  accusato di abbandono di incapaci in concorso aggravato dalla morte con i figli Maurizio e Federico, il medico di base orvietano Ugo Gioiosi e la neuropsichiatra senese Lucia Chiocchi. 

La corte presieduta dal giudice Silvia Mattei ha rigettato le richieste di ascoltare ex articolo 507 alcuni testimoni, come chiesto dal pm Franco Pacifici e dalle parti civili, ritenendo che non siano indispensabili. Per lo stesso motivo, ha inoltre revocato un consulente tecnico cui avevano già rinunciato i difensori Enrico Valentini e Samuele De Santis, ma non il pubblico ministero. 

E stavolta il lungo processo, iniziato il 26 febbraio 2016, dopo circa una ventina di udienze, è giunto davvero al rush finale. A luglio la discussione. Il 5 luglio toccherà al pm Pacifici e ai legali delle otto parti civili. Il 12 luglio sarà la volta dei difensori delle Asl di Siena e Terni responsabili civili, poi le difese, quindi la sentenza. 

Presso la struttura, che non ne avrebbe avuto i titoli, sarebbero stati ospitati diversi anziani non autosufficienti e persone con problemi mentali. Ai gestori sono inoltre contestate carenze di cibo, riscaldamento e medicinali. Nonché l’appropriazione indebita di denari dai conti degli assistiti. 

Gli ospiti sarebbero stati tenuti in condizioni disumane, in locali non idonei, privi di riscaldamento, nutriti con cibi in scatola o scadenti, curati con medicinali guasti e con un’inadeguata assistenza sanitaria. In tre casi, inoltre, la direzione avrebbe ottenuto una delega sui conti delle vittime, prelevando somme non dovute per oltre 20mila euro, per cui tra i reati ipotizzati figura anche l’appropriazione indebita.

Una struttura, “Il fiordaliso”, nata per ospitare persone autosufficienti, ma che in realtà avrebbe operato come una Rsa, senza averne i requisiti, tanto che il Comune di Gradoli, tra il 2009 e il 2010, ne ordinò per ben due volte inutilmente la chiusura.

Silvana Cortignani

 

 

 


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