Roma – “Pagavo tutti i partiti politici”. E’ questo ciò che sarebbe emerso in estrema sintesi dall’interrogatorio fiume di Luca Parnasi, l’imprenditore edile considerato il “grande tessitore” della rete corruttiva che ha portato alla serie di arresti legati alla costruzione del nuovo stadio della Roma.
L’ex amministratore delegato di Eurnova, ora detenuto nel carcere di Rebibbia, ha risposto alle domande dei pm ieri sera e stamattina, per un totale di 11 ore. E avrebbe ammesso tutte le colpe che gli venivano attribuite dagli inquirenti, forse anche di più.
Parnasi avrebbe confermato di aver versato somme di denaro a tutti i partiti politici, per ingraziarsi le simpatie di chi si sarebbe potuto trovare lungo la strada dei suoi progetti imprenditoriali, a Roma e non solo.
Secondo le accuse, il costruttore edile sarebbe ricorso all’elargizione sistematica di denaro o altre utilità, per aggirare qualsiasi possibile ostacolo: velocizzare l’iter di pratiche amministrative, ricevere autorizzazioni, accreditarsi negli ambienti che contano o anche solo per mantenere rapporti cordiali con chiunque, sia in maggioranza che in opposizione.
Tra i temi affrontati nell’interrogatorio, il finanziamento da 250mila euro all’associazione “Più voci”, rappresentata dal tesoriere e deputato della Lega Giulio Centemero, e i rapporti con Luca Lanzalone, presidente di Acea e delegato del Movimento 5 stelle per la questione dello stadio della Roma. A Lanzalone, infatti, Parnasi avrebbe affidato una serie di consulenze legali che secondo i pm potrebbero, in realtà, mascherare degli “accordi corruttivi”.
