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Piazza Fontana non c’ha più il mascara…

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Piazza Fontana Grande - Il pavimento in peperino verniciato di nero

Piazza Fontana Grande – Il pavimento in peperino verniciato di nero

Viterbo - Operai al lavoro per togliere le strisce nere da Piazza Fontana Grande

Viterbo – Operai al lavoro per togliere le strisce nere da Piazza Fontana Grande

Viterbo - Operai al lavoro per togliere le strisce nere da Piazza Fontana Grande

Viterbo – Operai al lavoro per togliere le strisce nere da Piazza Fontana Grande

Viterbo - Operai al lavoro per togliere le strisce nere da Piazza Fontana Grande

Viterbo – Operai al lavoro per togliere le strisce nere da Piazza Fontana Grande

Viterbo – Piazza Fontana non c’ha più il mascara. L’amministrazione comunale ha ripulito le strisce nere comparse su una delle piazze più belle della città di Viterbo, chiusa al traffico qualche anno fa. Inutilmente. Per farci ben poco. Se non quella bravata segnalata da una lettrice a Tusciaweb a fine aprile.

“Scempio a Viterbo – scriveva Ida Margottini – Io vorrei soltanto una spiegazione dal ‘mandante’ e da chi ha effettuato questi due bei lavori… non aggiungo altro, le immagini parlano da sè!”.

Da un paio di giorni le strisce non ci sono più, tolte da due solerti operai a colpi di sabbia sparata a pressione sulle lastre di peperino. Per non rovinarle.

A destra la fontana del XIII secolo. Ai suoi lati, spesso macchine parcheggiate. Alle spalle della piazza il tribunale dove nel 1911 si aprì il primo processo in Italia alla camorra e agli inizi degli anni ’50 quello a Gaspare Pisciotta, braccio destro del bandito Salvatore Giuliano, che proprio a Viterbo avrebbe di fatto “firmato” la sua condanna a morte – eseguita nel 1954 – puntando il dito contro politici e istituzioni promettendo di tirarli in ballo non solo per quanto riguardava la morte del delinquente di Monte Lepre ma anche in merito alla strage di Portella della Ginestra in Sicilia dove il 1° maggio 1947 vennero assassinate 11 persone, 7 di minoranza albanese. Età media, 23 anni. Il più piccolo aveva 8 anni, il più grande 48. Ventisette i feriti. 

A sparare fu una banda di assassini guidata da Giuliano e Pisciotta. Il secondo ammazzò il primo, per essere poi avvelenato con un caffè servito in carcere. E anche loro sono morti. I mandanti restano ignoti. Il tribunale vecchio di Viterbo – sede oggi dell’anagrafe comunale – e piazza Fontana, tornata finalmente alle origini, ricordano anche questo.

Daniele Camilli 


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