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“Pisana, togliete tre seggi al Pd”… ma il Tar dice no

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Roma - Tar Lazio - Tribunale amministrativo regionale del Lazio

Roma – Tar Lazio – Tribunale amministrativo regionale del Lazio

Viterbo – “La legge elettorale del Lazio è stata erroneamente interpretata e, così come applicata, ha degli evidenti profili di incostituzionalità”. E il radicale Rocco Berardo, primo dei non eletti della lista +Europa, ricorre al Tar contro la ripartizione dei seggi. Ma il tribunale “rigetta” il ricorso contro la regione Lazio, in persona del presidente Nicola Zingaretti, e nei confronti di undici consiglieri: Eleonora Mattia, Fabio Refrigeri, Pier Michele Civita, Valentina Grippo, Emiliano Minnucci, Sara Battisti, Enrico Maria Forte, Rodolfo Lena, Eugenio Patanè, Enrico Panunzi e Gianluca Quadrana.

Secondo Berardo, “l’ufficio centrale regionale ha sottratto un seggio a +Europa assegnandolo al Pd, in base a una solidarietà territoriale di coalizione irrazionale. Per ricapitolare i fatti, in breve, la procedura è stata la seguente – spiega Berardo -: i 10 seggi del premio sono stati inizialmente assegnati 6 al Pd, 1 alla Lista civica Zingaretti, 1 a Leu, 1 a +Europa, 1 a Centro solidale. Questi, essendo distribuiti su Roma e Frosinone, lasciavano scoperte tre province. Sono stati allora assegnati 3 nuovi seggi a Rieti, Viterbo e Latina. Tutti quanti al Pd, rendendo dunque necessaria una sottrazione. Ma il riequilibrio territoriale invece di essere fatto tenendo conto della prima assegnazione (6-1-1-1-1), è stato fatto squilibrando la rappresentanza politica. Insomma – conclude Berardo – i 6 seggi del Pd invece di essere distribuiti differentemente per le province, sono stati nuovamente assegnati allo stesso Pd che ha raggiunto 9 seggi, sottraendoli a Leu, +Europa, Centro solidale. Il Pd ha così cannibalizzato il 90% dei seggi del premio, a fronte di una percentuale relativa di voti di coalizione del 52%”.

La questione riguarda i dieci seggi del premio di maggioranza. La vecchia legge li accorpava in un listino collegato al nome del candidato presidente: entravano in consiglio regionale in maniera automatica, insieme al candidato vincitore. La nuova norma in vigore da quest’anno, invece, stabilisce che i dieci posti vadano spalmati tra le liste vincenti, tenendo conto delle province. E secondo l’ufficio elettorale centrale della regione Lazio a Viterbo, Rieti e Latina il Pd è stato il partito con il resto maggiore e che quindi aveva diritto al seggio.

“Il sistema è evidentemente incostituzionale – prosegue Rocco Berardo -, e questa ne è la prova. Se, così infatti funziona il meccanismo del premio come interpretato, il Pd avesse preso alcune migliaia di voti in più tra Viterbo e Latina, avrebbe ottenuto due seggi in meno (e se avesse “sbancato” a Rieti addirittura tre seggi in meno), con il paradosso che sarebbe la prima legge elettorale al mondo attraverso la quale con meno voti prendi più seggi e, viceversa, con più voti prendi meno seggi in ciò rendendo diseguale e irrazionale il voto degli elettori e la relativa rappresentanza”.

Tra gli otto punti con cui Berardo è ricorso al Tar, anche “l’accertamento del (suo) diritto a essere proclamato consigliere regionale del Lazio in esito alle elezioni del 4 marzo 2018. Nonché per la conseguente correzione del risultato elettorale, con proclamazione di Rocco Berardo in luogo del candidato erroneamente proclamato eletto”. Ma il tribunale ha rigettato il ricorso. Se lo avesse accolto, la Pisana avrebbe cambiato volto. Tre seggi sarebbero stati tolti al Partito democratico e riassegnati, uno ciascuno, a Liberi e Uguali, +Europa e al Centro solidale.


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