Viterbo – Quando tutto è perduto, quando la disperazione prende il sopravvento, quando si è al tramonto di un grande sogno, un’amicizia riaccende la speranza nell’animo Cesare Borgia. E’ lui il grande principe che provò a dominare l’Italia intera con il suo talento militare e politico.
Giulio Leoni, scrittore italiano di fama internazionale, già autore di romanzi ispirati alla vita di Dante Alighieri, nel suo ultimo lavoro dal titolo Il Principe, si interroga sul significato che ha avuto, per la storia dell’Italia cinquecentesca, l’incontro tra Cesare Borgia e il genio Leonardo da Vinci. Lo ha fatto ieri sera in occasione della presentazione di questo suo ultimo romanzo storico a Caffeina Cultura.
“Ogni mio libro – spiega Leoni- è nato da una personale esigenza di chiarire qualche grande dubbio che riguarda il 1502”. Quel 1502, infatti, è per l’autore un anno particolare nel quale Cesare Borgia, ormai ridotto a essere il fantasma delle sue precedenti vittorie, incontra il genio di Leonardo e da questo trae spunto per finalizzare e concretizzare, anche se solo in parte, il suo sogno di gloria, divenendo signore della Romagna.
“Quello che mi ha affascinato, e che non comprendevo, era proprio il motivo di questa amicizia tra due personaggi così diversi tra loro – continua Giulio Leoni –. Da questo interrogativo è nata la mia ricerca, fino alla conclusione che si trattasse di due personalità così diverse quanto simili tra loro. Uno genio creativo e ingegneristico, l’altro genio politico e militare. Entrambi accomunati dall’amore e dall’ispirazione per la bellezza. Mentre il Borgia ha visto la realizzazione massima del bello in un ambizioso ed efficace progetto politico da realizzarsi con l’arte militare, Leonardo lo ha fatto nella ricerca dell’estetica e nello studio della forma”.
Ecco dunque, come è stato scritto un meraviglioso romanzo storico. E’ stato il frutto della ricerca e del dubbio. Uno spietato bisogno di verità e di trovare delle risposte. Insieme il bisogno di farlo con arte, come lo farebbe uno scrittore e un romanziere. Ecco spiegato come due personalità così diverse tra loro possano vedersi accomunate dalla stessa debolezza per la bellezza e la perfezione. Con la curiosità dello storico e la vivacità artistica del letterato, Leoni racconta come Leonardo da Vinci abbia mostrato a Cesare Borgia la sua idea di guerra nella realizzazione, avvenuta in quegli anni, del celebre dipinto La Battaglia di Anghiari.
Quella stessa perfezione artistica, e mostruosamente crudele al contempo, sarà l’ispirazione necessaria a risvegliare il genio militare di Cesare che, poco dopo, proseguirà la sua campagna per fare dell’Italia uno stato nazionale.
“L’Italia è sempre stata dominata dallo straniero, senza mai riuscire a diventare uno stato forte e compatto, a causa della sua immensa ricchezza – spiega Leoni -. Le città italiane del Cinquecento erano così ricche e prospere da essere esse stesse dei piccoli stati sovrani, condannando così la nostra penisola a rimanere uno stato regionale”. In questo modo, chiaro e diretto, Leoni ha spiegato la cornice storica del suo romanzo, concedendo a Cesare Borgia il privilegio, storicamente documentato, di essere stato uno dei pochi e primi a sognare uno stato italiano solido, forte e compatto. Uno stato sovrano.
Alessandro Gatti
Tusciaweb Academy

