Viterbo – Giallo di Gradoli, rimpatriata a sorpresa la moldava Ala Ceoban. Per farla tornare in Italia i difensori fanno appello alla Farnesina, anzi direttamente al ministro dell’Interno Matteo Salvini, stasera a Viterbo a sostegno della campagna elettorale del candidato sindaco Giovanni Arena.
Una doccia fredda il rimpatrio per la 33enne rimessa in libertà nella primavera del 2015 dopo avere scontato la sua pena per l’occultamento dei cadaveri della sorella e della nipote, uccise il 30 maggio 2009 a Gradoli dal cognato-amante Paolo Esposito, condannato in via definitiva all’ergastolo per duplice omicidio.
Ala Ceoban sarebbe stata rimpatriata in fretta e furia ieri, mercoledì 20 giugno, facendo appena in tempo a chiamare al telefono i difensori, mentre due agenti in borghese la prelevavano dal centro di permanenza di Ponte Galeria, a Roma, dove si trovava dal 28 marzo, in seguito al decreto di espulsione.
Altro che protezione internazionale, come chiesto dagli avvocati Samuele De Santis e Enrico Valentini.
“I cadaveri della nipote e della sorella non sono mai stati trovati. Il giallo di Gradoli è ancora un giallo. Ci sono cose che non si sanno. Questa misura va a discapito di una verità che si sta ancora cercando. Anche a discapito della procura. E’ assurdo allontanare dall’Italia l’unica persona che può aiutare a trovare la verità”, dicono.
“E’ stata rimpatriata in fretta e furia, senza nemmeno il passaporto. E non appena giunta nel suo paese d’origine ha ricevuto delle telefonate senza risposta da numeri sconosciuti. Una della durata di otto secondi, un tempo infinito. E’ terrorizzata, perché già in passato ha ricevuto delle minacce e adesso teme per la propria incolumità, trovandosi da sola in un posto cin cui ha interrotto ogni legame nel 2003 quando, a 18 anni, è venuta in Italia con un regolare permesso di soggiorno”.
Non scherzano quando dicono di contare sul ministro Salvini. “Ala Ceoban non è arrivata in Italia coi barconi, non è e non è mai stata clandestina – spiegano i due legali – quello che è successo è un fatto abnorme, una decisione tanto improvvisa quanto illegittima. E’ stata presa, portata in aeroporto e mandata in Moldavia da due persone che non si sono qualificate, nonostante la presenza di giudizi pendenti presso i giudici di pace di Viterbo e Roma, oltretutto senza passaporto, senza alcuna documentazione e senza avvisare noi avvocati, che lo abbiamo saputo per telefono dalla diretta interessata quando non era più possibile fare niente per capire cosa stesse succedendo e perché”.
“Oltre al ministro, interpelleremo anche i parlamentari viterbesi. Faremo di tutto, in tutte le sedi, perché il reato di occultamento non è ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno e non è socialmente pericolosa. Oltre a vivere in Italia da sedici anni, scontata la sua pena, Ala Ceoban ha trovato un lavoro regolare e ha anche una proprietà a Bologna ereditata dalla madre”, proseguono De Santis e Valentini, affiancati in questa vicenda dallo studio legale Bassan di Padova, i cui legali sono esperti della delicata e intricata materia.
“Qui siamo in pendenza di un ricorso, il giudice di pace di Viterbo deve ancora sciogliere la riserva, non si capisce il perché di un’espulsione in fretta e furia. Ala stava ritrovando il filo per potere risolvere in suo favore e di Paolo Esposito la situazione. Lei ad oggi, dopo nove anni, si reputa innocente. Magari può esserle concesso un permesso di soggiorno temporaneo presso il centro di Ponte Galeria”, dicono.
“I cadaveri della nipote e della sorella non sono mai stati trovati. Il giallo di Gradoli è ancora un giallo. Ci sono cose che non si sanno. Questa misura va a discapito di una verità che si sta ancora cercando. Anche a discapito della procura. E’ assurdo allontanare dall’Italia l’unica persona che può aiutare a trovare la verità”.
Silvana Cortignani

