Viterbo – (sil.co.) – Sessanta chili di marijuana nel vano doccia di una casa di famiglia disabitata a Tuscania, al via il processo al 48enne viterbese arrestato l’8 maggio dell’anno scorso per spaccio dai carabinieri di Soriano nel Cimino.
Vista l’ingente quantità, per gli investigatori la marijuana sarebbe stata pronta a essere immessa sul mercato e avrebbe fruttato circa 600mila euro.
L’uomo, gestore di un distributore di carburante e di un night club a Vetralla, colto da un malore e ricoverato in casa di cura il giorno dell’arresto, non si è presentato davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.
Sono invece comparse la zia e la sorella cui l’abitazione dove è stata rinvenuta la droga dai militari del maresciallo Paolo Lonero è cointestata.
La sorella si è avvalsa, data la parentela, della facoltà di non rispondere. Ha invece risposto a tutte le domande del pm Stefano D’Arma la zia dell’imputato, residente a Tarquinia, che quel giorno, suo malgrado, ha fatto scattare l’allarme.
“Sono vedova e ho un figlio gravemente malato, per cui in quella casa di famiglia disabitata vado di rado. L’8 maggio 2017 sono andata per pulire l’orto, non andavo da Ognissanti, e quando ho preso le chiavi dietro la porta ho sentito subito cattivo odore. Finito il lavoro sono rientrata, ho sentito di nuovo la puzza e ho visto della roba strana dentro la doccia, mi sembrava pellame”, ha raccontato, parlando del caratteristico odore della marijuana che lei, evidentemente, non conosceva.
“Allora ho chiamato mia nipote, che mi ha detto di non saperne nulla e che avrebbe chiesto al fratello. Poco dopo mi ha fatto sapere che era roba di mio nipote e che gli serviva per lavoro, ma io non so nemmeno che lavoro faccia”, ha concluso la testimone.
Al momento del blitz dei carabinieri la casa era serrata. “Tutto barricato, tranne la finestra del bagno dove, nel vano doccia, abbiamo trovato stipati 64 chili di marijuana che, tolti gli involucri, è risultata pesare 58 chili. Abbiamo fatto il narcotest e abbiamo anche una relazione del Ris”, ha sottolineato il comandante Lonero.
L’immobile, libero e disabitato dal 2014, senza allaccio alla corrente e con un consumo minimo di acqua, non sarebbe stato abitato da nessuno e men che meno dato in locazione. “Mio nipote non mi ha mai detto di qualcuno interessato ad affittare”, ha detto senza tentennare la zia dell’imputato.
Davanti al gip Stefano Pepe, durante l’udienza di convalida, il 48enne, finito ai domiciliari con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, si sarebbe detto estraneo alle accuse. Quel casolare, secondo la difesa, sarebbe stato affittato e lui non avrebbe saputo cosa ci fosse all’interno.
Si torna in aula il 14 novembre per sentire, se lo vorrà, la versione dell’imputato, giorno in cui è prevista anche la sentenza.
Articoli: La marijuana sequestrata poteva fruttare 600mila euro – Oltre 60 chili di marijuana in un casolare, arrestato commerciante


