Viterbo – “Una squadra”. “Eccentrica, cioè fuori dal centro e dall’ordinario”. “Un ambiente famigliare”. E’ così che Eleonora, Andrea e Valentina descrivono la loro esperienza da volontario di Caffeina. Il festival si avvicina. Si parte il 22 giugno e c’è ancora tempo per iscriversi e fare parte di quella folle famiglia che per dieci giorni catapulta in un mondo bellissimo fatto di cultura, musica e lettura. Ma anche di amicizie e amori nati nel tam tam dell’organizzazione degli eventi. Essere volontario del festival vuol dire essere protagonisti di un’avventura pulsante e viva. Mettersi in gioco e sentirsi parte di quella che alla fine diventa una seconda famiglia. La campagna è ancora aperta e per iscriversi basta solo andare sul sito Caffeina nella sezione “diventa volontario“.
Eleonora Brandoni, 20 anni, ha iniziato così… per scherzo. “A 16 anni – racconta – quando con una mia amica abbiamo visto la campagna e ci siamo informate, vedendo che in programma c’erano eventi culturali e concerti. Abbiamo provato e ci è piaciuto.
Si è rivelata un’esperienza positiva che mi è piaciuta sempre di più e che ho ripetuto per diversi anni. Era bello stare all’interno di quel meccanismo, conoscere autori e personaggi famosi. Un’opportunità unica e una crescita personale. Mi sono trovata bene all’interno del mondo Caffeina”.
Tre le tante esperienze non scorda: “una foto che abbiamo fatto con Piero Pelù o quella con Fiorella Mannoia. Un ricordo indelebile perché sono personaggi che ho sempre stimato. E poi le chiacchierate al dopo festival, non sembra ma è bellissimo fermarsi a Casa Caffeina per raccontarsi come è andata la giornata. Un momento di confronto e conoscenza. Non c’è sacrificio o peso e se avessi tempo lo rifarei. Ho conosciuto persone con cui ho legato e continuano a esserci rapporti che durano nel tempo”.
Con una parola, “definirei questa esperienza ‘squadra’, senza quella non si va da nessuna parte. In certe situazioni, solo insieme si riesce a superare o completare certi obiettivi. Lo consiglierei perché è un’esperienza che ti fa crescere a livello personale e che ti fa capire le dinamiche dei rapporti”.
Andrea Cerolini ha 19 anni e studia filosofia a Padova: “Ho iniziato a 16 anni e Caffeina è stato un approccio con una realtà diversa da Viterbo, che, per me, era un po’ lo stereotipo di quello che si diceva e cioè che non c’è mai niente, specialmente per i giovani.
Far parte dei volontari è stata un’esperienza diversa. Avevo visto negli anni precedenti i volontari in giro e mi sono incuriosito. Sono andato sul sito e mi sono iscritto poi ho iniziato.
Il ricordo più bello sono le notti al Duomo che, per me, è una delle piazze più belle se non la più bella. Osservavo tutta questa gente che non ero abituato a vedere, così come la piazza piena. Gremita di gente e tutti che si occupavano di qualcosa. E’ stata un’emozione forte vedere arrivare tutte quelle persone a volte anche sui gradini perché non c’era più posto a sedere”.
Anche lui ha conosciuto tanti artisti: “Nel 2105 è stato emozionante l’incontro con il regista Ferzan Ozpetek, che mi ha firmato il libro. Mi è piaciuto molto vedere Fiorella Mannoia, poi Zahi Hawass nell’incontro con Gicobbo e Neri Marcorè che faceva De André.
C’è, infatti, un contatto diretto con gli artisti grazie al meccanismo dell’accoglienza. E anche per chi non lo fa c’è sempre modo di essere vicini ai personaggi”.
Poi le amicizie: “Ho conosciuto un sacco di persone e fare il volontario ti lega agli altri anche grazie alle cene e ai momenti di condivisione. Una cosa che ti dà il volontario è il saper comunicare che è fondamentale in un’organizzazione del genere per coordinarsi. Per i più timidi una buona occasione e un buon input per sciogliersi.
Se dovessi descriverla in una parola, nonostante sia un ossimoro perché Caffeina si svolge al centro la definirei ‘eccentrica’, intesa non nel senso comune di strano, ma fuori dal centro, fuori dal comune e dall’esperienza ordinaria di Viterbo. Da provare”.
Valentina Galdi 27 anni ha fatto Caffeina per due anni consecutivi: “conoscevo la realtà perché avevo degli amici che lo facevano e ho iniziato per passare del tempo con loro.
Ho trovato un clima di famiglia che mi piaceva, non solo coi volontari ma anche con i coordinatori e con chi si occupa dell’organizzazione. L’ambiente mi è piaciuto e mi è sembrato molto stimolante. Quando ho iniziato ero relativamente grande e stavo in squadra con ragazzi del liceo. Nonostante ciò, è stata un’esperienza molto bella di comunità e di crescita perché vai a fruire degli eventi visto che ti ci trovi nel mezzo.
L’anno successivo ho fatto la responsabile di location, con più responsabilità appunto, ma un’esperienza sempre positiva. Il motivo che mi ha fatto iniziare e poi continuare è stato l’ambiente famigliare e di gruppo, una comunità di persone che si dedica alla buona riuscita di un evento che è una cosa a cui tengo tanto”.
E’ semplice diventare volontario: “ho compilato il modulo online, poi fatto il colloquio e sono stata chiamata per la prima riunione, dove ci hanno dato le informazioni.
Il ricordo più bello è una cosa che abbiamo creato, due anni fa, con un altro ragazzo per l’ultima sera di Caffeina, dopo tutti gli spettacoli, quando i volontari si riuniscono al cortile di palazzo dei priori per il saluto finale. Abbiamo coinvolto tutti in una sorta di spettacolo per condividere ciò che di bello ci aveva lasciato il festival, modificando per esempio una canzone nota con le esperienze avute. Un momento conviviale in cui tutti insieme, ci ricordiamo i momenti più belli dei dieci giorni della manifestazione.
Si sono create amicizie che durano ed è uno degli aspetti più belli di questo impegno che è faticoso. E’ volontariato, ma va fatto con la testa e serve la massima attenzione. Ciò è comunque compensato dall’ambiente famigliare e dal gruppo, le amicizie e i contatti che ti crei perché è vero che restano dei legami anche forti. Un’esperienza per me molto positiva e la consiglierei”.
Paola Pierdomenico


