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Ambiente, la Tuscia a rischio idrogeologico

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Tevere - Borghetto - Zona Frangellini

Esondazione del Tevere a Civita Castellana

Una frana a Civita di Bagnoregio

Una frana a Civita di Bagnoregio

Acquapendente - La frana di un costoneAcquapendente - La frana di un costone

Acquapendente – La frana di un costone

Viterbo – 100% netto. Nemmeno uno dei 60 comuni della provincia di Viterbo esce indenne dal rapporto sul dissesto idrogeologico 2018 dell’Ispra – Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, presentato ieri mattina alla Camera dei deputati.

Tutte le amministrazioni locali della Tuscia presentano nel loro territorio delle aree classificate ad alta pericolosità idrogeologica. Frane, alluvioni e in alcuni casi addirittura le due cose insieme.

Per 22 comuni, il 36,7% del totale, si tratta di fronteggiare un rischio combinato: pericolosità elevata o molto elevata di frana (categorie P3 e P4) e pericolosità idraulica media (categoria P2). I restanti 38 comuni, cioè il 63,3% della provincia, sono invece esenti dal rischio di esondazioni e devono concentrarsi “soltanto” su frane e smottamenti.

A livello di estensione territoriale, le aree a rischio nella Tuscia assorbono complessivamente 233,7 chilometri quadrati, di cui 126,7 con pericolo di frane e 107 con pericolo combinato di frane + alluvioni.

In totale, il 6,5% dell’intera superficie della provincia di Viterbo è considerato ad alto rischio.

È tutt’altro che consolante, ma bisogna comunque tener conto che la Tuscia non è sola in questa condizione di fragilità. Il rapporto dell’Ispra, infatti, disegna un quadro molto critico per l’intero sistema dei comuni italiani, il 91,1% dei quali presenta al proprio interno aree a rischio idrogeologico, per un totale del 16,6% della superficie nazionale.

Valori addirittura in aumento rispetto all’ultima mosaicatura del territorio, effettuata nel 2015. In particolare, il bacino del Tevere è tra quelli che hanno registrato gli incrementi maggiori dal punto di vista del pericolo idraulico. 


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