Viterbo – Appaltopoli bis, né colpevoli, né innocenti. Per i trentuno imputati del secondo filone della maxinchiesta Genio e sregolatezza, una pioggia di prescrizioni e non è ancora finita.
Il collegio ieri ha sancito il non luogo a procedere per una lunga serie di capi di imputazione che fanno uscire definitivamente di scena, per fatti anteriori al settembre 2010, una decina di indagati. Per una ventina dei 31 imputati iniziali, invece, restano ancora in piedi altri sei capi d’imputazione, anch’essi prossimi alla prescrizione, prevista in autunno. Per loro il processo continuerà il 20 settembre, ma la prescrizione dovrebbe scattare già a novembre.
Al centro della maxinchiesta della procura una girandola di presunti appalti pubblici truccati a suon di mazzette da decine di imprenditori che, per spartirsi la torta, si sarebbero messi d’accordo tra loro con la complicità di tecnici comunali, ingegneri e pubblici amministratori.
Tra i sei capi d’imputazione ancora per poco in ballo, quello relativo alla gara indetta dal Comune di Vignanello per la realizzazione del nuovo parcheggio in via Vittorio Olivieri mediante procedura negoziata per il quale è imputato anche l’allora sindaco Federico Grattarola, per presunti favoritismi a un imprenditore nell’assegnazione dell’appalto dei lavori di realizzazione di un parcheggio. Grattarola, 47 anni, in carica per due mandati consecutivi, dal 2003 al 2010, nonostante il processo ancora in corso, è stato appena rieletto, per la terza volta, alle amministrative dello scorso 10 giugno.
Secondo l’accusa, Grattarola “al fine di procurare un indebito profitto patrimoniale costituito dall’aggiudicazione dell’appalto, con collusioni indebite concordava o comunicava all’imprenditore i nominativi delle altre ditte invitate a presentare offerte, in modo tale da rendere possibili successivi ulteriori intese collusive tra lo stesso e gli imprenditori invitati, finalizzate a concordare il contegno da tenere per la partecipazione alla gara delle altre ditte e rendere possibile l’aggiudicazione della gara in suo favore”.
Tra la decina di imputati che sono usciti definitivamente di scena con la prescrizione c’è l’imprenditore tarquiniese Corrado Cinquanta, titolare della Isam srl, nota azienda di ristrutturazioni e manutenzioni del litorale, rinviato a giudizio con la dipendente Lucia Castello e difeso dall’avvocato Claudia Trippanera, la quale da mesi, per problematiche relative al lavoro, nell’ambito degli appalti pubblici, chiedeva che venisse formalizzata l’estinzione del reato per avvenuta prescrizione. Scattata, per l’80 per cento dei capi d’imputazione, già nel 2017. “Sono molto soddisfatta per i nostri assistiti – ha detto il difensore Trippanera a margine dell’udienza – che finalmente vedono riconosciuti i loro diritti. Dopo anni di indagini e processo e con una sentenza di non doversi procedere, oggi possono continuare a lavorare con la loro azienda con l’onestà e la correttezza che li ha sempre contraddistinti”.
Tra i tanti nomi noti del filone bis della maxinchiesta Genio e sregolatezza anche il sindaco di Arlena di Castro, Publio Cascianelli; gli imprenditori Fabrizio Galli e Marco Bonamici, coinvolti anche nell’analoga inchiesta anticorruzione Vox Populi, relativa Comune di Acquapendente; gli imprenditori Mario Rocchini di Orte e Mauro Gioacchini di Grotte di Castro. Tutti indagati a piede libero per turbativa d’asta e corruzione dal 2012, ai tempi dei famosi 13 arresti bis, tra cui due funzionari del genio civile.
Diciassette le parti offese: Regione Lazio, Provincia di Viterbo e una lunga sfilza di Comuni, da Viterbo a Graffignano, Bolsena, Vignanello, Vasanello, Lubriano, Capranica, Corchiano, Celleno, Vetralla, Marta, Soriano nel Cimino, Arlena di Castro, Guardea e Alviano.
Cinque i filoni della maxinchiesta: Genio uno, Genio bis, Pista Rossa, Vitorchiano e Acquabianca.
Silvana Cortignani
