Viterbo – (g.f.) – Il comune multa e tassa, ma poi non incassa. Se chi riceve cartelle e contravvenzioni piange, chi le emette non ride. Imu, multe, Tari, sarà la crisi, sarà che qualcuno ci marcia o tutti e due i casi, ma i conti a palazzo dei Priori sono da brivido.
Nonostante gli interventi di recupero, le mancate entrate restano alte. E meno soldi significano minori servizi, in un bilancio comunale sempre più strozzato.
Basti pensare alle multe. Ogni anno se ne fanno per un milione e 800mila euro in media. Non se ne incassano nemmeno la metà. Circa il 45%. Pochino. E non sempre, tentare il recupero vale la pena. “Cercare d’ottenere 80 euro di contravvenzione – spiega il ragioniere capo Stefano Quintarelli in seconda commissione – a volte il gioco non vale la candela”. A causa delle spese.
Non va meglio sul fronte Imu. Già manca mezzo milione all’appello della prima rata. Lo scorso anno, il comune ha fatto partire solleciti di pagamento a poche aziende ma grandi: “Hanno una quarantina di capannoni – spiega Quintarelli – per un gettito Imu di un milione di euro non versato”.
Risultato, non hanno pagato, qualcuno ha invitato l’amministrazione a prendersi il capannone. E non va meglio, rivolgendosi a Equitalia.
Per versamenti non effettuati nel 2012, sono partiti quattromila avvisi d’accertamento per quattro milioni di euro. Un gran numero, per piccole somme singole. “L’impressione – spiega Quintarelli – è che non si stiano mettendo in regola”.
Non tutto va male. “C’è la pratica del ravvedimento operoso – ricorda Quintarelli – con il quale ci si mette spontaneamente in regola. Relativamente all’imposta 2017, sono entrati 900mila euro. C’è uno sforzo nel sistemare le situazioni prima dell’accertamento. Ma adesso non hanno i soldi per pagare la prima rata 2018”. Punto e a capo. Come per la Tari. S’incassa l’84%.
Se poi si sommano gli ammanchi nella sfortunata vicenda Esattorie, la complessa situazione Talete e la pregressa Robur, sono altri milioni di euro che il comune dovrebbe incassare, ma sempre e solo sulla carta.
Per non parlare delle società partecipate. Francigena era in pareggio, l’ultimo bilancio è in rosso per 120mila euro. I parcheggi fanno segnare – 20% e le farmacie comunali non incrementano il fatturato, stabile attorno al milione.
Pure il Cev, da anni in liquidazione, ma ancora non liquidato per via delle pendenze in corso, ha un fabbisogno calcolato in 700mila euro.
Totale: se il comune riuscisse a portare nelle proprie casse tutto quello che gli spetta, Giovanni Arena camperebbe di rendita per cinque anni, con una dote di 32 milioni di euro. Probabilmente si dovrà organizzare in modo diverso.
