Viterbo – “Comunicare significa persuadere, ossia convincere in modo consapevole. Convinciamo comunque il nostro interlocutore, la differenza sta nel fatto che il vero comunicatore lo fa in maniera consapevole”.
Ecco come Marco Antuzi, life coach ed esperto di comunicazione, ha descritto l’arte di saper comunicare, ieri sera al pubblico di Caffeina, riunitosi a Piazza del Plebiscito a Viterbo, in occasione della presentazione dell’e-book dal titolo “Intrappola-menti: come attrarre persuadere sedurre”.
Antuzi chiarisce che il grande comunicatore non è sempre apprezzato da tutti allo stesso modo: “Se pensiamo ai grandi della comunicazione, mi viene in mente Gesù, Gandhi, Martin Luter King…personaggi non sempre amati, ma da molti odiati. Nonostante tutto sono stati individui che hanno convinto migliaia di persone a seguirli e, in certi casi, persino a morire le loro idee”.
Poi ecco come l’autore, affetto da una dolorosa malattia, tocca quelle tematiche che legano la comunicazione alla disabilità: “Il ruolo centrale della comunicazione è quello di cambiare, nelle persone, nel corso del tempo, la percezione della realtà. Non conta spesso come le cose siano realmente, ma come vengano percepite dalla massa nel corso del tempo e, dunque, a come si cristallizzano nella cultura.
Voi pensate che io sia disabile perché mi vedete su una sedia a rotelle, ma sono anche gravemente miope. La miopia è una disabilità, ma vedere una persona con un paio di occhiali non è come vederla in carrozzina”.
“La comunicazione – prosegue Antuzi -, ha creato nel tempo la convinzione che portare gli occhiali sia una moda, il marketing si è adattato a questa concezione ed oggi portare gli occhiali è considerato normale. Ecco, secondo me la comunicazione potrebbe aiutare la disabilità lavorando sulla percezione che si ha di essa.
Allo stesso modo un individuo alto due metri è anormale quanto uno alto un metro e trenta, ma il primo è figo, l’altro sfigato – continua su questa linea Antuzi -, la comunicazione crea la realtà e noi siamo quello che comunichiamo. Il mondo che ci circonda è il riflesso dell’immagine di esso che comunichiamo a noi stessi.
Ecco perché persone che sembrano avere tutto possono essere più infelici di altre che non hanno nulla. Ad essere diverso è lo schema comunicativo interno a noi, prima che la realtà”.
“Intrappola-menti” si presenta quindi come un testo interessante, in grado di catturare l’attenzione dei lettori su quelle tecniche e strategie pratiche in grado di migliorare la percezione sulla propria vita e le relazioni con gli altri.
Alessandro Gatti
TusciaWeb Academy






