Como – Fallito lo storico casinò di Campione d’Italia. Fondato nel 1917, in piena I Guerra Mondiale, rimase aperto per due anni poi chiuse il 19 luglio 1919. Riaprì definitivamente alcuni anni più tardi, il 2 marzo 1933.
A siglare l’ultimo atto è stato il tribunale di Como, che ha dichiarato fallita la casa da gioco sul lago di Lugano, nominando i tre curatori fallimentari. L’epilogo era stato reso inevitabile dal commissario prefettizio Angela Pagano, che aveva bocciato il piano di risanamento presentato. Respinta la richiesta presentata ai giudici dall’amministratore unico Marco Ambrosini di congelare ogni decisione fino a settembre.
Ora c’è apprensione per la sorte dei dipendenti. Ed è in lutto il mondo degli appassionati di poker di tutto il Nord Italia che avevano in Campione un loro punto di riferimento. In Italia, compreso quello di Campione, i casinò sono quattro, e tutti al Nord: gli altri sono a Venezia, a Sanremo e a Saint-Vincent in Val d’Aosta.
Il Casinò è per dimensioni la più grande casa da gioco d’Europa e propone diversi tipi di attrazioni. Nell’ambito del gioco dispone di slot machine, tavoli da roulette, Black Jack, Chemin de fer, Baccarà, poker, oltre a una sala per le scommesse sportive. Per la parte di intrattenimento offre spettacoli, concerti, gran galà e servizi di ristorazione grazie alla presenza di due ristoranti interni. Recentemente ha aperto la sua versione online che consente il gioco digitale in diretta live.
Il 9 maggio 2007, nelle immediate vicinanze della prima sede, è stato inaugurato il nuovo palazzo. Il progetto è stato creato dall’architetto svizzero Mario Botta, per un costo d’impresa generale di circa 140 milioni di franchi svizzeri, e una spesa complessiva di circa 193 milioni di franchi svizzeri (pari a circa 120 milioni di euro alla data di consegna).
La struttura, alta 9 piani per 55mila metri quadri, è stata costruita negli spazi adiacenti alla vecchia ed è ben visibile da tutto il lago sul quale sorge, grazie a sistemi di illuminazione innovativi e originali, dalla colorazione rossa. Appena inaugurato, la critica ha definito la nuova sede un “ecomostro” per l’imponente cubatura spigolosa, nonostante la firma illustre.

