Viterbo – A piedi nel tratto viterbese della Francigena,150 chilometri dal confine con la Toscana alla provincia di Roma, percorsi la scorsa primavera da padre e figlio e raccontati in un volumetto scritto un po’ per scommessa e un po’ per sfida da Stefano Mecorio, il figlio, intitolato “La mia Francigena. Due scarpe e una borraccia da Proceno a Monterosi”. Novanta pagine scarse da leggere tutto d’un fiato.
Il libro, nato da un’idea del giornalista Andrea Arena e appena uscito per la casa editrice Sette Città di Viterbo, rientra nella collana “Guide sentimentali” e, come poi recita il titolo, racchiude degli “Appunti di viaggio in cammino lungo la Tuscia”.
Stefano Mecorio, si definisce un ex giornalista… ma non si resta giornalisti per sempre anche se si è “cambiata” vita?
“Diciamo che oggi posso permettermi di sentirmi più bucolico, del giornalismo mi restano i piedi per terra, mentre le mie non sono più braccia rubate all’agricoltura… La Via Francigena? 150 chilometri a piedi tra panorami mozzafiato e prodotti tipici”.
“La mia Francigena” in realtà, se non a quattro mani, è almeno a due piazze, anzi king size…
“E’ vero, mi sono cimentato in questa avventura assieme a mio padre Dario, fresco di pensionamento, mentre il fine del libro, oltre a quello logico di fornire ai pellegrini una sorta di mappa, con tanto di consigli gastronomici, citazioni storiche, eclettici incontri e divagazioni varie, è quello di ricordare un caro amico che non c’è più, il giornalista e collega di lungo corso di Mecorio, Andrea Arena, somparso prematuramente lo scorso 22 gennaio a soli 39 anni”.
Un viaggio sul tratto viterbese nato quasi per gioco?
“Esattamente. Il progetto è partito nell’inverno del 2016. Mi chiamò Andrea come al suo solito in piena notte. Era l’anno dei cammini, e si era messo in testa di fare questa cosa. Chi ha avuto l’onore di frequentare un po’ Andrea sa bene che la sua mente partoriva un progetto ogni venti minuti, pertanto non gli diedi molto peso. In più poi entrambi avemmo successivi problemi di salute, e quindi la cosa saltò. A distanza di due anni ho ritenuto opportuno colmare quella voragine che ha lasciato in me Andrea cimentandomi proprio nella ‘sua’ Francigena. Che è così diventata la ‘mia’. Mia e di mio padre. Chiude però il volume il capitolo ‘Le radici di una follia’, che ridisegna la telefonata notturna con Andrea”.
Quante sono le tappe?
“Dieci tappe. Si parte da Proceno e si prosegue verso Acquapendente, San Lorenzo Nuovo, Bolsena, parco di Turona, Montefiascone, Viterbo, Vetralla, Capranica, Sutri e Monterosi. Abbiamo percorso in marzo oltre 150 chilometri, tagliando a metà una provincia inaspettata. In mezzo alle dieci tappe si possono trovare tre capitoli particolari, chiamati ‘Riflessioni notturne’. Pensieri usciti fuori e raccolti durante la sfacchinata. Numerose inoltre le foto, utili anch’esse a delineare il percorso che fu di Sigerico”.
La Tuscia non è troppo vicina a Roma per attirare l’attenzione dei pellegrini-camminatori ormai prossimi alla meta?
“La Francigena sarà il nostro cammino di Santiago. In un contesto globale nel quale i turisti cercano sempre più luoghi piccoli e sinceri, la Tuscia ha un potenziale immenso. Non è la Toscana patinata, e nemmeno una zona adatta a ricevere milioni di villeggianti. Le carte in regola però per assecondare le esigenze dei camminanti ci sono tutte. Natura, biodiversità, panorami mozzafiato, prodotti tipici. C’è da lavorarci sopra, in quanto a strutture ricettive ed accoglienza, ma la strada è già ben delineata. Lo dimostrano i tantissimi stranieri silenziosi che sbucano quotidianamente da dietro il cimitero di Viterbo, seduti in piazza a San Lorenzo, o che attraversano guardinghi la Cassia dopo Vetralla”.
E’ vero che il libro sta andando a ruba e si parla di una ristampa?
“Stiamo stampando il secondo blocco. Sarà perché costa poco? Solo dieci euro. Il ricavato comunque, ci tengo a dire, andrà interamente ad Alessandra, la compagna di Andrea, per eventi futuri in memoria dell’Arenone nostro. L’idea è la sua, in fin dei conti. Io mi sono solo ritrovato nei panni del ‘tramite’. Ho distribuito le prime copie omaggio ad amici e a persone che durante il tragitto hanno offerto caffè e panini a noi due sciagurati. Manco 24 ore dopo mi hanno riempito di telefonate per avere delle copie in vendita nelle loro attività o per delle presentazioni. Per le presentazioni ci stiamo organizzando con l’editore, che ringrazio. E ammetto che mi piacerebbe partire da Viterbo. Casa di Andrea. Vediamo cosa ne pensa l’altro Arena, il nuovo sindaco”.
Silvana Cortignani



