- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Lavoratori sfruttati, parti civili sindacato Fiom e operai

Condividi la notizia:

Antonino Costa

Antonino Costa

Emanuele Pietro Costa

Emanuele Pietro Costa

Tarquinia - L'azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia – L’azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia - L'azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia – L’azienda metalmeccanica in cui i lavoratori sarebbero stati sfruttati

Tarquinia – È in udienza preliminare l’inchiesta della procura di Civitavecchia che ha coinvolto i titolari dell’azienda metalmeccanica di Tarquinia accusati di aver sfruttato i loro lavoratori. Davanti al gup si sono già costituite alcune parti civili, tra cui il sindacato Fiom-Cgil e alcuni operai. Questi ultimi si contano sulle dita di una mano.

La prossima udienza è prevista a inizio novembre quando il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio, come richiesto dalla pm Alessandra d’Amore, o meno i cinque indagati: Antonino ed Emanuele Pietro Costa, Talita Volpini, Paola Piselli e Adriano Massella. Per i primi cinque il gup ha già revocato la misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari, accogliendo la richiesta dei difensori: gli avvocati Paolo Pirani e Pier Salvatore e Francesca Maruccio. Massella, ragioniere 40enne di Tarquinia, invece è da sempre a piede libero, anche se per un anno è stato interdetto dall’esercizio della professione di consulente del lavoro.

Emanuele Pietro Costa e il papà Antonino, la moglie Talita Volpini e Paola Piselli sono stati arrestati dalla Guardia di finanza all’alba del primo ottobre. Padre e figlio, 64 anni il primo e 33 il secondo, sono prima finiti in carcere, poi ai domiciliari e infine sono ritornati in libertà. Come sono ritornate in libertà Volpini e Piselli, 32 e 54 anni, che erano recluse in casa. La procura gli contesta, a vario titolo, i reati di estorsione, caporalato, sfruttamento del lavoro, minacce, sequestro di persona e truffa ai danni dell’Inps.

I finanzieri di Civitavecchia hanno indagato su quello che hanno definito “un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai”. Oltre settanta operai di un’azienda metalmeccanica di Tarquinia per nove anni avrebbero dovuto accettare tutte le condizioni che i titolari, minacciandoli di ripercussioni e licenziamenti, gli imponevano. Niente ferie, niente malattia retribuita, niente tredicesima. Gli straordinari? Perlopiù non pagati. Eppure quella “misera retribuzione” non potevano permettersi di perderla: “Circa 3,90 euro all’ora – spiegano i finanzieri -. Due euro all’ora, invece, per gli straordinari. Se venivano pagati…”.

Seppur con un contratto part time di quattro ore, la Guardia di finanza ha accertato che gli operai lavoravano comunque otto, dieci ore al giorno. “Inoltre – fanno sapere le fiamme gialle -, erano stati obbligati a sottoscrivere anche lettere di licenziamento in bianco”. Sarebbero state trovate nello studio del consulente del lavoro che, secondo i finanzieri, avrebbe “suggerito ai titolari dell’azienda le manovre fraudolente”.

Tra i reati contestati c’è anche il sequestro di persona. Tra gli arrestati ci sarebbe stato chi, con l’inganno, avrebbe portato un’operaia in un casolare isolato in campagna. Qui sarebbe stata minacciata per ore affinché non rivelasse ai finanzieri quanto accadeva in azienda. Poi la truffa ai danni dell’Inps. “Ogni due, tre anni – spiegano i finanzieri – i lavoratori venivano licenziati da un’azienda e assunti da un’altra, comunque riconducibile e gestita dagli arrestati”.

Tra fine 2017 e inizio 2018 le fiamme gialle del capitano Antonio Petti, su mandato del tribunale di Civitavecchia, hanno eseguito quattro misure patrimoniali mettendo i sigilli ad altrettanti appartamenti nel comune di Tarquinia. Valore complessivo, 500mila euro. I sequestri scaturiscono perché, secondo l’accusa, il profitto dei reati perpetrati dagli indagati supererebbe il milione di euro mentre il mancato versamento dei contributi ammonterebbe a 140mila euro.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: