Roma – Lo hanno cercato ovunque Matteo Barbieri, il 18enne scomparso da dieci giorni. Dalla Balduina i carabinieri si sono spinti fino alla Tuscia, facendo alzare in volo anche i droni. Ma il giovane era già morto, e con ogni probabilità dalla notte tra l’11 e il 12 luglio.
Il cadavere lo ha trovato venerdì un contadino, in un fosso vicino alla Braccianese. E accanto c’era la sua moto. Perché Matteo, prima di sparire nel nulla, uscito dal ristorante dove lavorava come cameriere, è salito sulla sua Honda per rientrare a casa. Ad Anguillara Sabazia, paesino a metà strada per Viterbo dove divideva un appartamento con un amico.
La buonanotte alla madre, pochi minuti prima della mezzanotte. Tre quarti d’ora dopo, il messaggio alla fidanzata: “Amore, sono appena uscito dal lavoro e sto tornando a casa”. Poi, il silenzio. Matteo non risponde al cellulare, che squilla a vuoto. La denuncia di scomparsa, gli appelli sui social e in tv.
Due le ipotesi: la fuga volontaria o l’incidente stradale. E dopo il ritrovamento del cadavere, in quell’avvallamento di fitta boscaglia poco visibile dalla strada, l’incidente sarebbe la tesi sposata dagli investigatori. Ma stando solo ai primi rilievi effettuati. Sarà l’autopsia a chiarire le cause e l’ora della morte di Matteo, come saranno fondamentali gli esiti dei rilievi che verranno effettuati sulla moto e sul manto stradale.
