Viterbo – “Doveva essere una vacanza, ma si è trasformata in una tragedia. E dalla Francia siamo tornati in Italia con Giuseppe nella bara”. Paola Centamore, alla Vita in Diretta, ricorda quella maledetta estate di tre anni fa. È il 30 giugno del 2015 quando il figlio, di soli 16 anni, viene risucchiato dal depuratore della piscina del camping village La Petite Camargue, ad Aigues-Mortes. La forza dell’aspiratore è tale da impedire a Giuseppe di tornare in superficie. E il ragazzino resta sott’acqua per interminabili minuti.
“Era il terzo giorno di una vacanza che sarebbe dovuta durare due settimane – ricorda Paola Centamore -. Quel pomeriggio Giuseppe, telo della Juve sulla spalla e insieme alla sorellina, è uscito dal bungalow ed è andato in piscina. ‘Ciao mamma, ci vediamo dopo’, mi ha detto. Quando i miei figli erano in piscina, mi sentivo tranquilla. Ma quel giorno, mentre giocava in acqua con la sorella, Giuseppe è stato risucchiato da un depuratore. Era su un lato della vasca e alimentava una cascata, il bocchettone era grandissimo e la sua potenza fortissima. Giuseppe non è riuscito a emergere e per staccarlo dalla grata ci sono volute quattro persone, al quarto tentativo. La sua sorellina, testimone, è stata la prima a chiedere aiuto”.
Una morte assurda. Come assurda è stata la morte di Sara Francesca Basso, la 13enne frusinate che mercoledì è rimasta incollata a un bocchettone della vasca del Virgilio Grand Hotel. A Sperlonga, dove stava trascorrendo l’estate con la famiglia. Lo stesso atroce destino di Giuseppe. “Queste tragedie non devono mai più succedere – è l’appello di Paola Centamore -. La nostra doveva essere una vacanza, ma siamo tornati in Italia con mio figlio nella bara. Ora viviamo nel suo amore, ma vogliamo giustizia. Anche per il prossimo, affinché non vengano spezzate altre vite. Le regole vanno rispettate, sempre”.
Poi, il ricordo di Giuseppe. “Era un nuotatore provetto – dice mamma Paola -, e io lo chiamavo Colapesce perché stava sempre in mare. L’acqua era il suo elemento e pure quando faceva la doccia, scherzando, gli dicevo che svuotava il serbatoio di Viterbo. Poi era amato e benvoluto da tutti. Era giocherellone e sempre sorridente. A tutti metteva allegria e credeva molto nell’amicizia. E i suoi amici, oggi, ci sono sempre vicini. Il loro calore ci aiuta e ci dà la forza di andare avanti. Anche se il mio angelo non c’è più“.
Alla Vita in Diretta anche il legale della famiglia Centamore , l’avvocato Domenico Vozza. “I proprietari della struttura sono indagati, ma aspettiamo giustizia da tre anni. E speriamo arrivi il prima possibile, perché la sofferenza di questi genitori aumenta di giorno in giorno”.


