Viterbo – “I rifugiati del centro Balletti di San Martino sono pronti a dar vita ad una cooperativa agricola con l’obiettivo di produrre e commercializzare. Mancano i terreni. Comune e provincia ne hanno diversi”. A lanciare la proposta è il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli, intervenuto ieri mattina all’incontro organizzato dalla comunità Ceis San Crispino in occasione della Giornata mondiale contro la droga promossa dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’abuso e il traffico illecito delle sostanze stupefacenti. Ieri mattina alla Quercia.
“Se non c’è accoglienza e solidarietà – ha poi detto il vescovo – siamo solo degli incivili”.
Fumagalli interviene per ultimo. Si mette seduto. Accanto a lui il presidente del Ceis don Alberto Canuzzi.
Prima di lui, moderati da Fosca Mauri Tasciotti, sul palco allestito per l’occasione sono intervenuti il senatore Umberto Fusco, il sindaco di Viterbo Giovanni Arena, l’assessora regionale alle politiche sociali Alessandra Troncarelli, il consigliere regionale Enrico Panunzi e il vescovo Lino Fumagalli. Assieme a loro, un centinaio almeno di persone. Tra il pubblico anche la consigliera comunale Antonella Sberna e il presidente del Rotary Andrea Micci.
L’incontro di ieri mattina è stato l’occasione per fare il punto in merito all’evoluzione del fenomeno delle dipendenze in Italia e in particolare nella Tuscia.
“Noi siamo una comunità – ha sottolineato don Alberto Canuzzi -, prima usiamo il cuore poi il cervello. Una persona si salva innanzitutto quando lo abbracci”. Ma anche le risorse economiche sono importanti. “Non è possibile che un ragazzo che si vuole disintossicare non lo possa fare perché non ci sono più soldi per il Sert. Le istituzioni devono impegnarsi di più. Non solo, ma se riesce ad entrare a far parte di un programma, cosa farà quando lo ha finito. L’ideale sarebbe creare dei corsi professionali per farlo lavorare”.
Per quanto riguarda invece la struttura che dirige, promossa dalla diocesi di Viterbo, anche don Alberto lancia una proposta. “Abbiamo a disposizione 40 posti. Abbiamo chiesto alla Asl di poterne destinare 8 alle dipendenze legate al gioco d’azzardo. Si può fare? Lo chiediamo pubblicamente perché a volte i politici, quando gli scrivi una lettera, nemmeno rispondono. E non chiediamo soldi, solo ascolto. Ma non importa, sopra la Asl c’è sempre la provvidenza”.
Dunque, nessun ascolto da parte dei politici. “Tutti – ha rimarcato don Alberto – tranne Enrico Panunzi”, ha poi aggiunto davanti a tutti. “È infatti l’unica persona che quando gli scrivi una lettera risponde sempre”.
“Ti rispondo per educazione – ha rilanciato il consigliere regionale una volta presa la parola – e perché non vivrei bene se non lo facessi. Faremo di tutto per sostenere la vostra battaglia”.
“Approveremo a breve un piano regionale del gioco d’azzardo – sottolinea subito dopo l’assessora Troncarelli – puntando soprattutto sulla tutela dei minori e il rafforzamento del ruolo dei comuni. Saranno inoltre previste delle agevolazioni per tutte quelle attività commerciali che rinunceranno alle slot machine all’interno della loro attività”.
Il Ceis è un’associazione di volontariato nata nel 1982 per affrontare il problema delle dipendenze e della prevenzione dal disagio. Da allora 504 persone sono state reinserite in società. L’obiettivo della comunità è quello di offrire un aiuto alle persone in stato di disagio psichico, fisico, morale e sociale. Nello specifico tossicodipendenti e alcolisti.
“Quando si manifesta una dipendenza – ha detto da parte sua il senatore Umberto Fusco – vuol dire che è venuta a mancare la famiglia. Il nostro compito è sostenerla, in tutti i modi. Anche per questo motivo”.
A concludere l’incontro di ieri mattina è stato il vescovo Fumagalli. “Dobbiamo creare – ha evidenziato – una cultura di solidarietà condivisa e costante. Cedere alle dipendenze è sintomo di una fragilità esistenziale. Ma non solo. Significa anche che noi adulti non siamo in grado di dare esempi capaci di attribuire senso all’esistenza. E tutto questo a danno delle nuove generazioni. Dobbiamo cominciare a prenderci le nostre responsabilità. Io per primo”.
Daniele Camilli








