Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Campagne elettorali ed elezioni sono finite. Politiche, regionali, comunali. Ora serve un programma di investimenti per tutto il territorio della Tuscia. Un percorso concordato da tutti, caratterizzato da linee di sviluppo concrete e condivise.
Dobbiamo inoltre contare sulle nostre forze e risorse, perché – come è stato chiarito nell’ultimo incontro avuto in Regione Lazio con l’assessore Claudio Di Berardino al quale hanno preso parte le forze sindacali – non ci sono le condizioni per inserire la Tuscia nell’area di crisi complessa. Non ci sono i presupposti.
Per poter rilanciare il territorio è tuttavia fondamentale che la politica, innanzitutto, abbia una visione complessiva dei problemi che caratterizzano la nostra provincia. E avere una visione generale delle problematiche territoriali significa anche individuare il tipo di sviluppo cui si vuole dare seguito.
Per quanto riguarda il territorio provinciale di Viterbo,la Uil propone alle istituzioni di dar vita a un tavolo di partenariato permanente al quale possano partecipare tutte le istituzioni politiche, l’Università della Tuscia e le organizzazioni sindacali e di categoria. Un tavolo che va reso permanente. Per dare forza ai territori e ai loro rappresentanti.
Il tavolo deve discutere del territorio e del suo sviluppo. Un interlocutore delle istituzioni a diretto contatto con i suoi rappresentanti. Un tavolo che affronti le carenze storiche del territorio viterbese. Muovendo dalla crisi occupazionale e dall’analisi del progressivo distacco economico dei territori della Tuscia sempre più attratti da Roma, oppure sempre più simili a zone periferiche dell’area metropolitana romana. Col rischio conseguente che la stessa identità, anche identità culturale e turistica, della Tuscia venga meno.
C’è poi il tema dei collegamenti ferroviari che devono garantire tempi di vita migliori ai lavoratori e agli studenti che ogni giorno fanno avanti e indietro da Roma per studiare e lavorare. Queste persone devono anche poter vivere e avere tempi di vita migliori, non vite spese sui treni perché per arrivare a Viterbo da Roma ci mettono più di due ore.
C’è il tema della Trasversale Orte-Civitavecchia, per non finire definitivamente tagliati fuori dallo sviluppo del centro Italia diventando una piccola e povera provincia a nord di Roma.
Parlo infine, soprattutto per la città di Viterbo, del Termalismo. Una risorsa di straordinaria importanza che non solo non è stata ancora utilizzata a dovere, ma rischia di scomparire per sempre o di ridursi a un piccolo segmento dell’economia e del turismo viterbese. È assurdo che, in un’ottica di sviluppo economico del territorio, con il termalismo la città di Viterbo non sia ancora riuscita a farci un euro! Stiamo ancora aspettando il piano del termalismo che fra l’altro la Regione Lazio ha imposto al comune di Viterbo diverso tempo fa. Il termalismo è una risorsa che può sicuramente aiutare il territorio della città di Viterbo a rilanciare la propria economia e la propria immagine.
Non servono però interventi una tantum, dettati dall’emergenza o dalle esigenze di una campagna elettorale ancora in corso. È fondamentale un piano che si sostanzi in un programma di interventi strutturati e sviluppati nel tempo. Un piano capace di mettere a sistema le risorse del territorio e a partire da esse sviluppare delle progettualità in grado di creare ricchezza e occupazione. Consapevole che la prima deve essere strettamente legata alla seconda. Non può esservi ricchezza senza occupazione. Perché altrimenti si impoverisce un territorio.
Ad esempio, sul territorio del comune di Viterbo ci sono quasi 2 chilometri quadrati di proprietà pubbliche comunali, provinciali e soprattutto regionali completamente inutilizzati oppure usati solo in minima parte. Stiamo parlando, solo per fare alcuni esempi, di palazzo Calabresi e dell’ospedale vecchio a Viterbo. Così come, sempre a Viterbo, la struttura delle ex terme Inps rientra pienamente in questo tipo di quadro. È anch’essa una struttura di proprietà pubblica ancora oggi non utilizzata. Questi beni possono e devono contribuire alla crescita del territorio e della città di Viterbo. Possono ospitare aule universitarie nel centro storico. Possono diventare sede di attività culturali o essere date in gestione alle associazioni. Non possono però essere lasciate così come stanno o peggio ancora diventare oggetto di vere e proprie speculazioni edilizie così come rischiano diverse strutture abitative sparse per la città e il centro storico. Abitazioni sfitte, talvolta abbandonate, che vengono acquistate per pochi soldi e trasformate in qualcos’altro. Magari in un residence o in una struttura alberghiera.
La città deve essere in grado di accogliere e integrare garantendo dignità e diritti alle persone. Garantendo una casa, ripopolando il centro storico, puntando sull’artigianato di qualità e sul patrimonio storico. Riportando il lavoro e i lavoratori nella parte storica della città attraverso una politica di riqualificazione degli edifici storici, di canoni d’affitto alla portata di tutti i lavoratori e di sviluppo degli eventi dell’associazionismo cittadino. Portando nel centro storico le aule dell’università della Tuscia dando modo agli studenti di vivere la città anche di giorno e alla città di conoscerli al di là dei fine settimana.
Si dice infine che il turismo può salvare il nostro territorio provinciale, la Tuscia a sud della Toscana. Tuttavia, ci siamo mai domandati che cosa è un turista e perché va lì dove va? Un turista prima di scegliere una destinazione fatta di monumenti, natura e opere d’arte, sceglie innanzitutto un luogo dove trascorrere una piccola parte dell’anno in un contesto sereno e dove tutto funziona.
La Tuscia è un posto sereno dove però le cose non funzionano. E non funzionano da troppo tempo. Paghiamo ancora oggi un isolamento totale durato anni. Senza una ferrovia, senza un’autostrada, senza un collegamento con il porto di Civitavecchia. Senza infrastrutture capaci di permettere alla provincia di Viterbo di stare al passo con i tempi.
Per far funzionare una politica turistica in grado di produrre ricchezza e occupazione, le cose devono tornare a funzionare. Servono le infrastrutture per rimettere in moto l’occupazione e creare una capacità di spesa direttamente sul nostro territorio. Famiglie che grazie al lavoro in un cantiere per la costruzione della Traversale verso Civitavecchia possono tornare a spendere e a spendere sul territorio, nel proprio paese senza dover fare chilometri per arrivare nei centri commerciali durante il fine settimana.
Servono le infrastrutture per far funzionare le cose e permettere lo sviluppo di una politica turistica che attiri gente sul territorio oppure faccia muovere al suo interno le stesse persone che lo abitano.
Quando parliamo di risorse del territorio parliamo anche della ricchezza rappresentata dalle persone che lo abitano. Sono infatti le prime persone in sua difesa e quelle che sul territorio lavorano e spendono.
Le progettualità in merito alle politiche per il turismo, che sono il futuro del territorio in quanto valore aggiunto per lo stesso, devono innanzitutto garantire la mobilità culturale e turistica a chi lo abita. Vale a dire alle famiglie stesse della Tuscia che nel fine settimana possono decidere di andare a visitare il paese accanto. Se poi le cose funzionano, arriveranno anche da fuori. Ma un borgo o una città in provincia non vivono solo del turismo del fine settimana. Le persone devono poter spendere e investire sul proprio tempo libero laddove vivono e lavorano. Tutti i giorni. E quando non lavorano scegliere magari di passare il fine settimana in un paese della Tuscia.
È importante pertanto che si sviluppino delle progettualità, a partire dalle quali individuare i necessari finanziamenti regionali ed europei, che mettano a sistema tutte le risorse turistiche del territorio, senza starle ogni volta a spacchettare. Uno visita la Tuscia, non un solo paese della Tuscia.
E sul nostro territorio ci sono tre possibili forme di turismo: culturale, balneare e lacustre. Il primo è legato al patrimonio storico, archeologico e artistico dei centri storici e delle necropoli etrusche che stanno ovunque. Mondi etrusco e romano e medioevo che si intrecciano rappresentando la spina dorsale del patrimonio storico e architettonico della provincia di Viterbo. Un percorso che chiama in causa anche le altre due forme di turismo, balneare e lacustre, con il valore aggiunto del patrimonio naturalistico, del mare e del lago. Spiagge, boschi e campagne. Come succede in Toscana, a qualche chilometro dai nostri confini.
Giancarlo Turchetti
Segretario generale della Uil di Viterbo e Civitavecchia




