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Dal manoscritto del 1787 la ricostruzione della Macchina del Santissimo Salvatore

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Viterbo - La macchina del Santissimo Salvatore

Viterbo – La macchina del Santissimo Salvatore

Viterbo - Silvio Cappelli con il modellino della macchina del Santissimo Salvatore

Viterbo – Silvio Cappelli con il modellino della macchina del Santissimo Salvatore

 
Viterbo - La macchina del Santissimo Salvatore

Viterbo – La macchina del Santissimo Salvatore

Viterbo - La macchina del Santissimo Salvatore - Massimo Mecarini e Lucio Laureti

Viterbo – La macchina del Santissimo Salvatore – Massimo Mecarini e Lucio Laureti

Viterbo – (s.c.) – E’ stato presentato oggi, venerdì 24 agosto, nella sala del consiglio del palazzo dei Priori, da Silvio Cappelli presidente dell’associazione culturale Take Off e da Massimo Mecarini presidente del sodalizio dei facchini di Santa Rosa, nonché vicepresidente di Gramas (rete delle grandi macchine a spalla) patrimonio immateriale Unesco, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore alla Cultura De Carolis, Sandro Rossi, Massimo Mecarini, Luca Occhialini, Divina Prugnoli, Lucio Laureti, Bruno Franci e don Mario Brizi, parroco di Santa Maria nuova, il bozzetto della macchina del Santissimo Salvatore ideato nel 1787 dall’architetto Domenico Lucchi.

“Della Macchina del Santissimo Salvatore – afferma Silvio Cappelli – se ne conosceva soltanto l’esistenza o poco di più e con il manoscritto del 1787 (ritrovato nel 2002 all’interno della biblioteca comunale degli Ardenti di Viterbo, collocazione II.E.3.10 fogli da 88 a 92 del marzo 1787, tra gli “Istrumenti” registrati nella segreteria conservatoriale della città di Viterbo dal 1760 al 1834), siamo entrati in possesso di importanti dettagli, del progetto dell’architetto Domenico Lucchi per la struttura da portare in processione e da realizzare a favore della nobilissima arte agraria, che ci permettono di arrivare ad una ricostruzione della stessa vicinissima alla realtà”.

Nel manoscritto ritrovato è scritto: “… Si conviene parimenti, che il Zoccolo della sudetta Machina debba esser dipinto di giallo antico, i due leoncini, la testa di bove, e i due festoncini di bassorilievo debbano esser dorati ad oro di Zecchino perchè così per patto, e non altrimenti. Che le nuvole dove posano gli Angeli, che reggono il quadro del Santissimo Salvatore debbano essere in argentate, gli angeli poi, e tutto il rimanente della Machina debbano esser dorati ad uso, e stile d’Arte, ad oro di Zecchino, perché così per patto, e non altrimenti…”.

All’interno e intorno all’associazione culturale Take Off, si è successivamente formato un gruppo di appassionati di storia e di arte, di tecnici diversi, architetti, artigiani viterbesi, appassionati di storia locale, designer, che hanno realizzato il bozzetto della Macchina del Santissimo Salvatore tenendo conto della descrizione contenuta nel manoscritto, tenendo conto dello stile delle altre Macchine coeve, delle misure del quadro del Santissimo Salvatore conservato all’interno della Chiesa di Santa Maria Nuova in Viterbo, e di altre diverse misure (porta d’ingresso della chiesa, ingombro delle 12 persone che la trasportavano ecc.) necessarie per arrivare ad un prodotto finito e corrispondente più possibile alla realtà.

Tra le persone che hanno collaborato in diversi modi sono: Paolo Cappelli, Bruno Franci, Luca Occhialini designer, Lucio Laureti, Massimo Mecarini, Divina Prugnoli architetto. La professoressa Cinzia Pace del liceo artistico Francesco Orioli ha curato la patinatura in oro zecchino), lo studente Francesco Mancini ha collaborato per la patinatura e la studentessa Antonella Luna Servi ha dipinto il trittico del SS. Salvatore.

Prima del ritrovamento dei manoscritti del 1787 si sapeva soltanto, dai documenti conservati all’interno della parrocchia di Santa Maria Nuova in Viterbo, che per molti anni la Macchina del Santissimo Salvatore fu di pregevole fattura. Nel 1712, per esempio, era ornata da angeli, bassorilievi, fregi, pitture, colonnine e lumi. L’anno seguente (1713) fu dorata in oro zecchino.

Un cronista del 1883 narra, inoltre, che l’immagine era incoronata con un’aureola d’argento smaltato con 4 piccoli angeli in bassorilievo nel giro, con fregi e ornamenti in perle, rubini, topazi, ametiste e altre gemme.

“E’ importante per Viterbo mantenere vivo il ricordo anche della Macchina del Santissimo Salvatore – ha affermato Silvio Cappelli – oltre che per la tradizione e il culto stesso, tra l’altro, anche per il fatto che questo tipo di manifestazioni, in particolare quattro (di Viterbo, Palmi, Nola e Sassari) e la Macchina di Santa Rosa ne è la testimonianza, dal 2013 fanno parte della rete è che è stata inserita dall’Unesco nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità. I patrimoni orali e immateriali dell’umanitàsono espressioni della cultura immateriale del mondo che l’Unesco ha inserito in un apposito elenco, per sottolineare l’importanza che esse hanno secondo tale organizzazione.

I capolavori immateriali – continua Silvio Cappelli – si affiancano ai siti patrimonio dell’umanità: mentre questi ultimi rappresentano cose tangibili (come un parco naturale, una città o un complesso archeologico), i primi rappresentano antiche tradizioni che spesso non hanno una codificazione “scritta” ma sono tramandate oralmente nel corso delle generazioni. L’Unesco si è posta il problema di salvaguardare questi capolavori per evitarne la scomparsa, allo stesso modo di come è già stato fatto per i beni materiali. La Macchina del Santissimo Salvatore per questo non può essere dimenticata e lasciata cadere nell’oblio. Va ricordata e valorizzata”.


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