Viterbo – In principio fu fabbricazione e detenzione di materie esplodenti. Ma ora Denis Illarionov, il 24enne segnalato dall’Fbi come potenziale terrorista internazionale, è indagato per strage. Il reato è stato riqualificato dalla procura di Roma, a cui Viterbo aveva inviato gli atti per un’ipotesi di “affiliazione ad associazioni sovversive”. Ma il fascicolo è presto ritornato indietro. “Denis Illarionov – sottolinea Fabio Berrelli dell’antiterrorismo – non è un terrorista, né è risultato avere collegamenti con l’Isis”. Ma il capo di imputazione è cambiato ed è stato aggravato: da fabbricazione e detenzione di materie esplodenti, a strage. Un reato che rientra nelle competenze della magistratura viterbese e che, stando al codice penale, prevede una “reclusione non inferiore a quindici anni”. Se con quei “materiali esplodenti, asfissianti, accecanti, tossici e infiammabili” che aveva “acquistato”, “fabbricato” e che “deteneva”, Illarionov avesse “cagionato la morte di almeno una persona”, avrebbe rischiato “l’ergastolo”. Ma non è questo il caso.
Per anni il 24enne è stato un tipo insospettabile, perché “non si era mai evidenziato sotto il profilo politico\religioso”. Ma il social network Reddit lo ha tradito. L’Fbi si imbatte infatti nella frase “Un altro angelo caduto per mano degli infedeli” lasciata da Illarionov sotto una foto di Sayfullo Saipov, l’estremista islamico che lo scorso Halloween con un pickup ha seminato morte su una pista ciclabile di New York. Prima la segnalazione all’antiterrorismo italiano e poi l’entrata in azione della Digos di Viterbo. Perché il 24enne, italiano ma di origini lettoni, da anni viveva a Bagnaia.
Nel suo appartamento in via Zuccari, Digos, unità cinofile antisabotaggio, specialisti della polizia postale e artificieri, gli hanno trovato di tutto. Esplosivi, pistole, fucili e tirapugni. Ma anche tre chili di nitrato di potassio (considerato un precursore di esplosivo), polvere pirotecnica e una miscela combustibile ottenuta dall’unione di nitrato di potassio e zucchero. Infine un ordigno rudimentale a cui erano state incollate una settantina di monete che, con la deflagrazione, avrebbero potuto aumentarne la potenzialità offensiva.
Reddit. Ma anche Facebook, Instagram e Deviantart. Illarionov si faceva chiamare papa_maialetto_xvi e tuonava: “È ora di ammazzare i bambini dell’asilo. School shooting”. Ovvero, sparatoria a scuola. Immortalandosi in una foto mentre impugna una pistola. O mentre stringe ordigni esplosivi. Ma quei social network erano zeppi anche di commenti e immagini blasfeme. Vignette che ritraevano bambini fatti saltare in aria. Kid, explosion, gore, Isis, kill, death, terrorist, Allah Akbar, gli hashtag più frequenti. E su Youtube un video che mostra come fare-in-casa razzi dell’Isis, con le immagini che si intrecciano ai razzi fatti saltare in aria in città della Siria o dell’Iraq al grido di “Allah Akbar”. E in sottofondo “My Ummah, dawn has appeared” (Mia umma – la comunità di fedeli musulmani -, l’alba è arrivata), l’inno nazionale dello stato islamico.
Ma Illarionov aveva esaltato anche Eric Harris e Dylan Klebold, i due 18enni che il 20 aprile del ’99 aprirono il fuoco in una scuola del Colorado massacrando dodici studenti e un insegnante. Poi, con le stesse armi usate per la strage, si suicidarono. E Micah Xavier Johnson che a Dallas tra il 7 e l’8 luglio 2016 uccise, per poi essere ucciso, sei poliziotti. Illarionov, su Facebook, lo ha definito “il grande che ha bucato gli sbirri a Dallas”.
Dopo averlo rinchiuso in carcere, il 12 marzo scorso, gli agenti della Digos hanno proseguito le indagini, sviscerando il passato del 24enne. E mentre passavano al vaglio cinquemila gigabyte di materiale informatico, si sono imbattuti in una chat dai messaggi inequivocabili. Denis Illarionov sarebbe il ragazzo che il 3 settembre del 2015 ha fatto esplodere un ordigno incendiario artigianale durante il trasporto della macchina di santa Rosa. Messaggi inequivocabili ma anche inquietanti, come: “Il mattone (così avrebbe chiamato il fumogeno, ndr) ha preso bene quasi a metà passaggio, ma per la mia distanza dalla via è arrivato sul bordo della strada e non al centro”. L’ordigno, fortunatamente, non colpisce la macchina. Ma sbatte sulla saracinesca che si trova di fronte la traversa da cui è partito. Il 24enne è rammaricato. Ma poi, compiaciuto, aggiunge: “Ha comunque causato parecchio scompiglio”. Il fumogeno, infatti, si accende a terra e sprigiona una densa e alta nuvola di fumo.
Lunedì Illarionov è stato raggiunto in carcere da una nuova ordinanza d’arresto, per violazione della legge sulle armi. Ieri si è invece sottoposto all’interrogatorio di garanzia, rispondendo per più di un’ora alle domande del gip Francesco Rigato. Per quello che, secondo gli inquirenti, è stato un attentato (fortunatamente mancato) alla macchina di santa Rosa, il 24enne è l’unico indagato. Ma i poliziotti della Digos guidati da Monia Morelli hanno identificato e segnalato alla procura anche i tre amici a cui avrebbe mandato messaggi Whatsapp ed sms per annunciare e poi rivendicare il folle gesto. Non solo non hanno impedito il lancio dell’ordigno, ma non hanno nemmeno denunciato l’episodio.
Raffaele Strocchia
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
– Attentato alla macchina di Santa Rosa, Illarionov è un fiume in piena





