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Fiumi di denaro occulto, indagati due viterbesi

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Leonardo Leporatti

Leonardo Leporatti

Guardia di finanza

Guardia di finanza

Viterbo – Fiumi di denaro occulto, indagati due viterbesi. Si tratta di Leonardo Leporatti, 46 anni, e di Domenico Manzotti, 70enne di Lubriano. Quest’ultimo già collaboratore del primo.

Lo riporta l’Ansa.

L’inchiesta è della Dda di Cagliari e vede come principale protagonista l’imprenditore Flavio Carboni. 86 anni, è accusato insieme alla moglie Antonella Pau e ad altre due persone, Lorenzo Dimartino e Maria Laura Scanu Concas, di associazione a delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori.

Nell’inchiesta sono indagate anche altre sette persone, tra le quali il figlio di Carboni e i viterbesi Leonardo Leporatti e Domenico Manzotti. I sette sono accusati di trasferimento fraudolento di valori. Secondo gli inquirenti, per mantenere nascosta la provenienza del denaro degli investimenti, presumibilmente riconducibili a Flavio Carboni, avrebbero partecipato alle operazioni per intestare fittiziamente quote societarie o la proprietà di auto di lusso a terzi. Mentre, in realtà, sarebbero state nella disponibilità di Carboni.

Complessivamente, sono undici le persone a cui è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini del pm della Dda Guido Pani. Come riporta l’Ansa, sono: “Flavio Carboni, la moglie Antonella Pau, Lorenzo Dimartino e Maria Laura Scanu Concas (accusati di associazione a delinquere). Il figlio di Carboni, Diego, 39 anni. Domenico Manzotti, 70 anni, di Lubriano. Leonardo Leporatti, 46 anni, di Viterbo. Riccardo Piana, 54 anni, domiciliato in provincia di Varese. Ugo Benedetti, 78 anni, di Cagliari. Fabrizio Avondoglio, 56 anni, residente in provincia di Aosta. E Luisella Corda, 55 anni, avvocato residente a Iglesias”.

Le indagini, condotte dal nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di finanza di Cagliari, sono partite nel 2016 e hanno consentito agli investigatori di ricostruire come Flavio Carboni, la moglie e le altre due persone indagate per associazione a delinquere (più una quinta deceduta) dal 2009 al 2016 avrebbero intestato a dei prestanome auto, polizze assicurative, quote societarie per schermare la provenienza del denaro riconducibile a Carboni.

In almeno tre casi gli indagati avrebbero aperto società, due delle quali nel Regno Unito con capitale sociale da dieci milioni di sterline. Il denaro, di cui non si conoscerebbe la provenienza, per gli inquirenti avrebbe una probabile origine illecita.


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