Viterbo – (sil.co.) – Derubavano gli anziani raggirandoli con la truffa del falso incidente, preferendo le vedove che vivono da sole. Il primo contatto con le vittime di solito era telefonico. Una volta avuta la certezza che la persona finita nel mirino c’era cascata, i truffatori si recavano al suo domicilio per riscuotere gioielli e somme di denaro.
Nuovi particolari emergono sulla banda di napoletani raggiunti alla vigilia di ferragosto da misure cautelari in seguito alle indagini dei carabinieri che indagavano su una serie di raid messi a segno ai danni di almeno 23 vittime tra Viterbo, Firenze, Grosseto, Arezzo, Roma, Frosinone, Rieti, L’Aquila e Napoli.
Le indagini sono scattate lo scorso marzo, in seguito alla segnalazione di un’anziana di Castel del Piano, sul Monte Amiata, in provincia di Grosseto, che ha avvertito i carabinieri di essere stata contattata da un uomo, identificato poi in Maurizio Savarese, 44 anni di Napoli, che faceva il trasfertista, giunto in paese con un’auto presa a noleggio.
Nei guai sono finiti cinque uomini e una donna, tra i 30 e i 50 anni, tra i quali i proprietari di un compro oro accusato di riciclaggio.
Oltre a Maurizio Savarese, Emilio Romano, 46 anni, proprietario dell’appartamento dove i carabinieri hanno fatto irruzione, trovando la centrale dalla quale partivano le telefonate nelle case delle vittime e Raffaele Angri, 41 anni, tutti e tre portati in carcere. Agli arresti domiciliari sono invece finiti Anna Colletta, 41 anni e suo zio Salvatore Colletta, 52 anni, accusati di riciclaggio: sono i gestori del negozio di compro oro di Napoli dove venivano portati i gioielli che la banda si faceva consegnare. All’obbligo di dimora Alfredo Palmentieri, 32 anni.
Ebbene, i banditi avrebbero scelto le loro vittime tramite ricerche effettuate sugli elenchi telefonici, anche on line, tra cui le pagine bianche. Per fare le telefonate, i quattro uomini avevano acquistato cinquanta schede telefoniche: ne utilizzavano tre per volta, disattivandole dopo pochi giorni per far perdere le proprie tracce. Ogni giorno riuscivano a racimolare circa diecimila euro.
Nel mirino, in particolare, donne vedove e anziane che vivono sole,intestatarie della linea telefonica, le più fragili e facili da spaventare, raccontando di incidenti o altre beghe giudiziarie in cui sono coinvolti dei familiari. Guai per risolvere i quali sarebbe bastato pagare, mantenendo però il segreto con tutti, parenti e amici, per non rischiare di danneggiare ancora di più i propri cari.
La tecnica più frequente del raggiro sarebbe stata quella di raccontare di un (falso) incidente occorso a parenti stretti, figli e nipoti, chiedendo soldi per evitare l’arresto o la denuncia penale del congiunto. Una volta convinta la vittima di turno per telefono, uno dei complici passava al suo domicilio – spacciandosi per poliziotto, avvocato o carabiniere – per ritirare la somma di denaro pattuita, o meglio ancora vecchi gioielli di famiglia da riciclare tramite i gestori del compro oro coinvolto prima che se ne accorgessero i familiari.
La banda avrebbe studiato anche le mappe dei luoghi di residenza delle vittime, per garantirsi una buona visibilità e eventuali vie di fuga nel caso fosse scattato l’allarme e ad attenderli ci fossero stati polizia, carabinieri oppure i familiari.
– Truffe del falso incidente agli anziani, in manette cinque uomini e una donna
