Viterbo – “Non siamo dei picchiatori e Hassan Sharaf non lo abbiamo mai toccato”. Danilo Primi, segretario provinciale dell’Uspp e agente di polizia penitenziaria al carcere di Mammagialla, lo dice con fermezza. E lo ripete più volte. “Ma – aggiunge – siamo delusi. Delusi dagli attacchi subiti in questi giorni, che non ci aspettavamo proprio”.
Hassan Sharaf è il 21enne egiziano trovato impiccato in una cella del penitenziario viterbese e morto dopo una settimana di agonia. A un mese dalla scarcerazione. “Abbiamo fatto di tutto per salvargli la vita – spiega Primi -. Ma purtroppo non ce l’abbiamo fatta. Ma il tempestivo intervento dei colleghi non può che rendermi orgoglioso, sia come sindacalista che come agente di polizia penitenziaria. Ma nessun plauso si è levato. Anzi, siamo stati accusati di essere dei picchiatori e siamo stati sommersi dagli attacchi. Anche di chi l’ambiente carcerario nemmeno lo conosce”.
Gli agenti sono finiti nell’occhio del ciclone dopo un esposto in procura di Stefano Anastasia, garante dei detenuti di Lazio e Umbria. Esposto che lui stesso ha reso pubblico e in cui asserisce: “Sharaf ha riferito di essere stato picchiato il 20 marzo da alcuni agenti di polizia” e ha “chiesto aiuto dicendo di avere paura di morire”. Ma anche “altri detenuti – prosegue l’esposto – hanno lamentato di essere stati vittime di abusi, specialmente nella sezione di isolamento” del carcere di Mammagialla.
“Hassan Sharaf non lo abbiamo mai toccato – dice Primi -, e abbiamo sempre operato nella massima trasparenza e nel massimo rispetto dei detenuti. Tutti questi attacchi sono ingiustificati, e solo la magistratura potrà dire se ci siano responsabilità in capo agli agenti. Ma, per il momento, così non è e noi siamo tranquilli. Certo, in realtà ci saremmo aspettati dei plausi per come svolgiamo il nostro lavoro. Che è difficile, massacrante e complicato. Solo dopo giorni il garante ha fatto un passo indietro e si è detto pronto a incontrare i rappresenti regionali dell’Uspp per discutere delle nostre condizioni di lavoro”.
Primi descrive anche la situazione nel carcere di Mammagialla. “Siamo messi male – afferma -, perché i detenuti fanno di tutto. Insulti e minacce al personale, spaccio e utilizzo di telefonini. Il nostro lavoro non si fonda più sul reinserimento e la rieducazione, ma sulla lotta contro chi contrasta le regole. Da sempre a Viterbo vengono mandati detenuti problematici, e le cose sono due: o noi, agenti di Mammagialla, siamo molto bravi e siamo gli unici che riescono a gestirli o questo penitenziario è considerato la pattumiera di Lazio, Abruzzo e Molise”.
Infine, gli eventi dopo il caso Sharaf. “Ha scatenato un putiferio – sostiene Primi -, ci ha indeboliti e ha portato scompiglio nel carcere. I detenuti se ne sono accorti e hanno alzato ancora di più la cresta. Lunedì un agente è stato nuovamente minacciato: ‘Portami in isolamento e fammi fare la fine di Sharaf’, si è sentito dire. Ovvero, voi non mi potete più fare nulla perché siete nell’occhio del ciclone e io faccio quello che mi pare. Insomma, siamo sotto tiro dei detenuti”.
Raffaele Strocchia

