Viterbo – “Io so che la città vuota mi sembrerà, se non ci sei tu”.
Se Mina, nella leggendaria “Città vuota”, cantava il bisogno di ritrovare il suo amato per capire di non essere sola nel mondo, a Viterbo in questo Ferragosto bisogna entrare nei ristoranti per scoprire che la città non è deserta come sembra.
Gallery: Ferragosto a Viterbo
Ci si avventura verso il centro e la viabilità è da sogno. Strade sgombre, file ai semafori azzerate, nessuna scena isterica di automobilisti esasperati dal traffico congestionato. Per dirla alla Carlo Verdone: “Signori, se score”.
Senza macchine in giro, c’è l’imbarazzo della scelta anche per i parcheggi. Desolatamente vuoto quello del Sacrario, tanti posti liberi a valle Faul e qualche buco persino negli ambitissimi posteggi a disco orario all’interno delle mura.
Passeggiando per le vie del centro storico, sembra di stare in una città fantasma. Piazza della Rocca e piazza Fontana Grande sono deserte, nel vero senso della parola. Giusto una macchina ogni tanto a interrompere un silenzio surreale. Qualche serranda di bar è aperta, ma la movida dei periodi studenteschi è un lontano ricordo.
Anche piazza del Plebiscito non pullula di gente, a tutto vantaggio di quei due-tre appassionati di fotografia che possono provare con calma l’inquadratura perfetta per il loro scatto ricordo. E percorrendo corso Italia, nonostante l’ombra dei palazzi favorisca le passeggiate, si contano sì e uno quindicina di persone.
Non cambia lo scenario a piazza San Lorenzo. Sulle scalinate del duomo s’incontrano gruppetti di turisti seduti al riparo dal sole, ma in mezzo alla piazza ci sarebbe spazio persino per giocare una partita di rugby.
Sembra un Ferragosto da panico per chi lavora in città, e invece basta mettere il naso dentro un ristorante qualsiasi per assaporare tutt’altro clima.
Tavoli pieni, camerieri in corsa come furetti, facce dei locandieri soddisfatte. Che si entri al Gargolo, il Sor Bruno, la Cantina dei papi, il Labirinto o in qualche altro locale del centro storico, il bilancio è unanime: gli affari vanno alla grande.
I clienti sono quasi tutti turisti, e si capisce chiaramente porgendo l’orecchio a qualche conversazione. Dialetti del nord e del sud Italia si mischiano a tedesco, inglese e cinese. Di viterbesi ce ne sono ben pochi. Ma d’altronde, chi la città la vive tutti i giorni, a Ferragosto preferisce fare il turista altrove.
Buoni riscontri anche dai musei, almeno quelli aperti. Alla reception del polo monumentale Colle del duomo c’è entusiasmo sincero per un afflusso di visitatori sopra le aspettative, così come positivi sono i numeri della vicina mostra “Il tesoro di Tutankhamon”.
Al museo nazionale etrusco Rocca Albornoz di piazza della Rocca non ci si lamenta, anche se ieri, con la pioggia, il pubblico era stato più numeroso. Chiuso, invece, il museo civico di piazza Crispi.




