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Si uccide a un mese dalla scarcerazione, indagano anche le autorità egiziane

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Hasan Sharaf

Hasan Sharaf

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Il caso Hasan Sharaf sulla stampa egiziana

Il caso Hasan Sharaf sulla stampa egiziana

Viterbo – Un caso internazionale. La notizia della morte di Hasan Sharaf, il 21enne egiziano morto una settimana dopo essersi impiccato nel carcere di Mammagialla dove era detenuto, è su tutti i giornali egiziani.

La stampa egiziana scrive che il portavoce del ministero degli esteri ha fatto sapere che “il ministero sta seguendo le indagini sulla morte del giovane egiziano detenuto a Viterbo”.

Hasan Sharaf è morto lunedì, dopo una settimana di coma. Era arrivato all’ospedale di Belcolle in seguito a un tentativo di suicidio in cella. Nel reparto di isolamento dove si trovava, il 21enne avrebbe provato a impiccarsi alle grate della finestra. A un mese dalla scarcerazione. “L’ospedale – riporta la stampa egiziana – fa sapere che Sharaf è stato ricoverato il 23 luglio in un completo stato di incoscienza, dopo aver tentato di uccidersi in prigione. Il carcere ha confermato le dichiarazioni dell’ospedale”.

Lunedì la morte. “Il portavoce – scrive la stampa egiziana – ha riferito che l’ospedale di Viterbo ha subito informato l’ambasciata egiziana a Roma della morte di Sharaf, dovuta a complicazioni derivanti dal tentativo di suicidio”. Dopodiché, “l’ambasciata egiziana ha inviato una delegazione a Viterbo per incontrare l’amministrazione penitenziaria e i vertice dell’ospedale di Belcolle per conoscere le circostanze del decesso e richiedere la documentazione medica”. Poi, “ha presentato all’amministrazione penitenziaria una formale richiesta per condurre un’indagine sul caso”.

Hasan Sharaf era in Italia da sei anni. Stando a quanto riporta la stampa egiziana, che ha sentito il cugino della vittima, “l’ultima volta che Sharaf ha contattato la sua famiglia è stato durante il Ramadan, che si è concluso il 14 giugno. Durante la telefonata ha detto di essere perseguitato da un detenuto”.


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