Viterbo – (g.f.) – “Celebriamo santa Rosa e imitiamo il suo esempio”.
Il giorno dopo il trasporto, alle 10,30 la città si ritrova alla basilica per la messa solenne e il vescovo Lino Fumagalli esorta tutti a trasformare le parole in fatti, le intenzioni in azioni concrete.
In prima fila le autorità, dal sindaco Giovanni Arena al prefetto Giovanni Bruno, il questore Massimo Macera. Accomunati dal loro esordio nei festeggiamenti di santa Rosa. Il primo in qualità di sindaco, gli altri due, in assoluto.
“Oggi – dice il vescovo – celebriamo solennemente la nostra patrona, chiedendo al Signore che ci aiuti a imitare il suo esempio”. Fumagalli, nell’omelia ripercorre la storia di Rosa. “Ci dice quanto profondo e incisivo sia stato il suo esempio.
A 18 mesi dalla morte, dalla fossa comune fu portata alla chiesa della Crocetta Due anni dopo, c’era già la volontà di costruire un monastero in suo nome. E poi, il 4 settembre del 1258, la traslazione al monastero delle clarisse. Già da allora c’era una devozione estesa e condivisa”.
L’invito è a richiamarsi a Rosa “Oggi si vive come se dio non esistesse, invece, vivere nella consepavolezza che dio esiste non ci toglie nulla, ma ci dà tanto”.
Ricorda il pensiero del presidente francese Macron: “A capo – ricorda Fumagalli – della laicissima Francia.
Non siamo fatti per un mondo di mete solo materiali, ha detto Macron. Che si creda o meno, c’è bisogno di sentir parlare di una prospettiva che non sia solo quella materiale. Un’altra sete va placata ed è la sete di assoluto”.
A fine messa i ringraziamenti, ai presenti e agli oltre cento volontari che consentono al monastero e alla basilica d’essere vissuti dai cittadini. Il coro Unione Musicale Viterbese “Adriano Ceccarini” ha eseguito i canti.
Dopo il saluto e tutti fuori, ad ammirare Gloria sul sagrato, baciata dal sole.



