Viterbo – Il dibattito sulla chiusura del centro storico, o di parte di esso, al traffico automobilistico a Viterbo ha almeno quarant’anni.
In tutto questo periodo siamo arrivati ad alcuni provvedimenti (corso Italia, via Marconi, via San Lorenzo, ecc.) che sono a tempo e che comunque non si sono accompagnati a una strategia complessiva di reinterpretazione delle vocazioni e dell’uso del centro storico nella città del 21esimo secolo. Tanto per dire, quel che accade oggi a Viterbo in alcune città turistiche si faceva anche trent’anni fa.
Nel frattempo sono successe molte cose. Elencate alla rinfusa: la modificazione dei flussi turistici e dell’uso turistico delle città, la digitalizzazione dei servizi, i cambiamenti nelle dinamiche del commercio al minuto e nelle modalità di consumo (crescita dei centri commerciali, cambiamento dei bisogni, sviluppo del commercio online, in particolare le modifiche nei consumi del settore food con l’esplosione delle richieste di qualità enogastronomica), l’aumento esponenziale delle vetture, ma anche l’espansione delle auto a metano, ibride ed elettriche e di conseguenza anche dei mezzi pubblici di questo tipo, lo spopolamento, ma anche la gentrificazione, del centro urbano, il superamento della concezione musealistica del centro storico di pregio, ma anche più in generare il riuso notturno del centro storico e la conseguente progressiva richiesta di maggior controllo dello spazio pubblico, lo sfruttamento intensivo del patrimonio artistico con la riscoperta e la valorizzazione di aspetti precedentemente trascurati; ecc. ecc.
Chiaro che, a questo punto, riguardo al centro storico non si possono progettare strategie per così dire “tradizionali”, si dovrebbe dire “vecchie”, che non rispondono più alle aspettative dei city users, che si tratti di residenti, di commercianti, di fruitori locali o di turisti.
Così accade che c’è chi si sforzi di chiudere certe strade al traffico; chi voglia incentivare il commercio locale a scapito degli ipermercati periferici; chi si incentri sulla salvaguardia delle fontane; chi guardi soprattutto alla sobrietà dell’aria e alla sicurezza di pedoni; chi si ponga in allerta per l’ordine pubblico; chi pensi di valorizzare il centro con un susseguirsi di eventi.
Ma fateci caso: speso si tratta di iniziative limitate, unilaterali, che non appartengono a una più ampia strategia complessiva; alcune vengono interpretate o gestite come confliggenti fra loro.
Senza contare che, in alcuni casi (e a Viterbo questo è particolarmente evidente) c’è differenza tra centro storico monumentale e centro storico meramente residenziale (sebbene punteggiato anch’esso di monumenti) e in teoria si potrebbero modulare al meglio gli interventi.
Nel progetto “Viterbo che vorremmo” sottoposto mesi fa ai candidati sindaci, si sottolineava la necessità di precorrere i tempi (che comunque a livello globale hanno già preso inevitabilmente una certa direzione) con provvedimenti talvolta inediti e innovativi. Costosi, forse, ma da considerare come un investimento per l’immediato futuro. In sostanza occorrerebbe agire su tre fronti. Sul fronte della circolazione, con la limitazione del traffico urbano lungo direttrici di mero attraversamento e limitatamente alle auto non inquinanti, con l’incremento dei mezzi pubblici mediante l’uso di circolari a frequenza intensiva e con la moltiplicazione di parcheggi di scambio extra-moenia.
Sul fonte del commercio, con varie forme, anche innovative sul piano fiscale (e afflittive per chi non investe!), di incentivazione per le attività che si svolgono nel centro storico, facilitando agli operatori la possibilità di collegarsi in iniziative promozionali comuni.
Sul fronte dei fruitori, offrendo facilitazioni e stimoli ai residenti e sviluppando in chiave turistica forme di valorizzazione dei vari spazi urbani, monumentali o aggregativi che siano. Tutti provvedimenti che necessitano certo di tempo, ma che occorrerebbe cominciare a progettare e a realizzare step by step e in concorso fra loro.
In tal caso, ad esempio, l’attuale dibattito su via San Lorenzo comincerebbe ad avere dei punti fermi sottoscrivibili da tutti gli interessati per una strategia integrata: chiusura “intelligente” ma progressiva del traffico, ampliamento in quantità e qualità dell’offerta commerciale, valorizzazione della residenzialità, migliore offerta turistica di quello spazio urbano, ecc.
A saper ben vedere, nelle discussioni correnti non ci sono posizioni così distanti fra loro, più che altro si tratta di diverse priorità, di diverse sottolineature. Sono passati i tempi del “chiusura sì”, “chiusura no”, almeno su questo l’opinione pubblica e quella dei politici sono cresciute. Oltre tutto, con le dovute tarature, si possono copiare anche i casi già avviati altrove in questa prospettiva. Non solo italiani.
Francesco Mattioli
