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“Quando Claudio Scimone prese parte al festival Barocco…”

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Claudio Scimone

Claudio Scimone

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La scomparsa di Claudio Scimone all’età di 84 anni mi rattrista e mi sollecita il ricordo della sua duplice partecipazione al festival Barocco di Viterbo nel 1984 e nel 2001, quando era all’apice della sua straordinaria carriera di musicista.

A quel tempo ero responsabile dell’ente provinciale per il turismo e in tale veste contribuivo all’organizzazione del festival Barocco.

Lo volemmo con tenace volontà e riuscimmo a farlo venire nella nostra città, malgrado i numerosi, impegni, alla guida dei suoi “Solisti Veneti” da lui fondati a Padova nel 1959. La prima volta il 7 luglio 1984 nella chiesa di Santa Maria della Verità.

Presentò un programma con Vivaldi, Tartini e Porpora. Fu un successo senza precedenti con la chiesa gremita. Mi recai personalmente nel suo studio a Padova per strappargli il “sì” definitivo e dopo un brusco colloquio con la sua storica segretaria (un cane da guardia che non mollò una lira sul cachet) ebbi modo di conoscerlo personalmente e fu subito intesa e reciproca simpatia.

Si disse onorato di venire a Viterbo, la città dei Papi. Da buon veneto era un uomo devoto e di fede e mi facilitò il ricordo del primo conclave della chiesa. Lo attesi in piazza Crispi dove arrivò in un minibus con i suoi “Solisti” intorno alle 17 di quel 7 luglio. Si mise subito a provare. Prima del concerto lo accompagnai in una tavola calda nel quartiere dei Cappuccini per un piatto di spaghetti al pomodoro.

La seconda volta fu più drammatica poiché il concerto era stato da tempo fissato per il 12 settembre del 2001. In programma la Quattro Stagioni di Vivaldi. La settimana prima il maestro si trovava a New York e doveva partire per Fiumicino per poi raggiungere Viterbo proprio l’11 settembre. La tragedia delle Torri gemelle stravolse tutto. Dovemmo annullare il concerto, previsto nella Cattedrale di San Lorenzo che venne poi eseguito una decina di giorni dopo.

Mi resta nel ricordo la sua semplicità, dono riservato ai grandi uomini, e soprattutto l’allegria con cui affrontava la direzione. L’aveva trasmessa ai suoi “Solisti” che suonavano in piedi con i volti sorridenti. Lui, il maestro, si alternava al podio e al clavicembalo con grande umiltà e autorevolezza.

Vincenzo Ceniti
Touring club Viterbo


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